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Inquinamento olfattivo: un problema di tossicità?

L’inquinamento olfattivo è un inquinamento dell’aria con presenza di odori (o di profumi) che, generalmente, è senza problemi di tossicità, almeno secondo i parametri della tossicologia classica. Si parla di inquinamento olfattivo quando gli episodi di odori si manifestano in maniera ripetuta e per lunghi periodi. Quando, insomma, l’odore provoca dei disagi alle persone esposte. E’ interessante notare (ed è un dato che è stato pubblicato) che i fenomeni di inquinamento olfattivo generano molte più lamentele da pare delle comunità esposte che non l’inquinamento da sostanze inodori quali, ad esempio, gli ossidi di azoto.
I problemi che vengono lamentati più frequentemente sono quelli associati agli impianti di trattamento di rifiuti urbani e delle acque di scarico. Impianti di compostaggio, discariche, impianti di depurazione delle acque ecc. Anche quelli di alcune attività industriali particolari, quali il rendering, che creano grandi quantità di odori sgradevoli, sono spesso un problema sentito. Poi ci sono gli odori zootecnici degli allevamenti, o dei trattamenti dei terreni agricoli con materiale organico. Ultimamente si comincia ad assistere anche a problematiche più piccole, come numero di persone coinvolte, ma non per questo meno importanti, quali i fastidi provocati dai camini dei ristoranti. Su questa problematica anche la Regione Piemonte sta cercando di emanare delle linee guida per cercare di prevenire i problemi che si possono creare.
Il nostro senso dell’olfatto è molto sensibile e percepiamo gli odori molto prima delle concentrazioni a cui si osservano effetti tossici. Il senso del disgusto, provocato dall’odore, serve ad allertarci sui cibi avariati per prevenire intossicazioni e infezioni. Siamo allarmati per tempo. Ci sono delle situazioni, però, molto ben note, in cui questo non avviene. L’esempio principe è l’idrogeno solforato, l’ H2S, che ad una certa concentrazione “anestetizza” il naso e non lo si sente più. E questo è un grande problema di igiene industriale, di sicurezza per i lavoratori potenzialmente esposti. L’odore è un fenomeno complesso da comprendere, non tanto per la vasta gamma di sostanze potenzialmente odorigene, ma principalmente perché la potenzialità osmogena (la capacità di essere percepita dal nostro sistema olfattivo) di un composto dipende da aspetti diversi che sono oggettivi propri della sostanza (volatilità, idrosolubilità, etc), soggettivi (fisiologico e psicologico dell’osservatore) ed ambientali (temperatura, pressione, umidità relativa dell’aria, velocità e direzione dei venti). Ne consegue che una sostanza osmogena, a distanza dalla fonte, è avvertita in maniera diversa da diverse persone, con le conseguenze che ben si possono immaginare. Ci sono delle comunità che sono in lotta da anni per gli odori ambientali prodotti da un determinato impianto. Sono situazioni di stress, stress vero, che, a lungo andare, portano ad un peggioramento della qualità della vita. Si è sempre attenti all’odore e lo si percepisce subito. Ci si sente deprivati della libertà personale. Fastidio, intolleranza, si percepisce un senso di irritazione. Ma non sono solo i sintomi di tipo somatico che si osservano. Esistono delle patologie associate ben descritte, quali nausea, alterazione del sonno, attacchi di asma più frequenti nelle persone che ne soffrono, dolori articolari, per citarne alcuni. Anche questo concetto è stato pubblicato. Gli odori ambientali non sono solo degli allarmi di un potenziale effetto sulla salute pubblica, ma possono essere loro stessi la causa diretta di alcuni sintomi nelle persone esposte. Nella popolazione generale si osserva nausea, senso di irritazione, dolori articolari, alterazioni del sonno. Ma in sottopopolazioni particolari, come in chi soffre di asma o di altre patologie polmonari, in persone che soffrono di depressione o di ipersensibilità, gli effetti possono essere più gravi. In generale, però, gli effetti che subiamo sono reversibili. Quando l’odore passa, cessano i sintomi. Cosa che certamente non è molto consolante nei casi in cui non siamo noi a dominare la fonte dell’odore. Se ci costruiscono un allevamento di ovaiole vicino a casa o installano il camino di un ristorante di fronte alla finestra della nostra camera da letto non è certo semplice rimuovere la causa, l’emissione di odore, senza interferire seriamente con l’attività produttiva.
In tutto questo, in Italia non abbiamo normative specifiche per tutelare le persone esposte. Ci rifacciamo a delle norme generiche sulla riduzione delle emissioni in atmosfera (degli inquinanti in genere), alla localizzazione degli impianti che fanno capo alle leggi sanitarie, le lavorazioni insalubre, alla prevenzione dell’inquinamento, attraverso prescrizioni relative alle migliori tecnologie disponibili di contenimento e di abbattimento delle emissioni, come Codice Civile. All’estero esistono delle linee guida ben definite che permettono innanzitutto di prevenire il fenomeno, con degli studi che prevedono quello che sarà l’inquinamento olfattivo in una certa area a rischio di molestie. Esistono poi delle linee guida che descrivono i metodi di misura dell’inquinamento olfattivo e della molestia. Strumenti abbastanza standardizzati, e comunque accettati, che vengono poi eventualmente utilizzati anche in giudizio per tutelare i cittadini. Combattere l’inquinamento olfattivo è un problema di difficilissima soluzione. La normativa italiana, come accennato, non tutela il cittadino per cui poco si può fare. Normalmente le emissioni delle imprese “colpevoli” di fare odori sono entro i limiti autorizzati e le autorità (l’ARPA ad esempio) non ha margini di intervento. Inoltre misurare l’odore ambientale è molto difficile, complesso e costoso e viene fatto, praticamente, quasi esclusivamente da ricercatori.
Nel caso di esposizione ad odori ambientali ripetuti nel tempo, quando questi provocano realmente dei fastidi, e quando il dialogo non porta a nessun risultato, bisogna difendersi. Anche se il codice civile non contempla specificatamente questo reato, il codice penale tutela le persone. Non è accettabile provocare molestia. E la molestia avviene, tecnicamente, quando si percepisce l’odore oltre la “normale tollerabilità”. Quando siamo chiamati a difendere le persone (o le aziende) cerchiamo di capire appunto se si supera la normale tollerabilità, sovrapponendo i dati ambientali con quelle che sono le linee guida internazionali. Fortunatamente la Regione Lombardia, che è stata già il cavallo trainante in Italia sulle problematiche di odori ambientali, con le linee guida sugli impianti di compostaggio, sta lavorando a delle linee guida che permetteranno di definire i limiti di accettabilità di alcune attività a rischio. Sarà un passo molto importante ma molto difficile in quanto tocca interessi forti e deve considerare aspetti multidisciplinari come la misura dell’odore, la modellistica ambientale, la tossicologia classica e la qualità della vita. Ma anche la tutela dell’impresa contro ingiustificati allarmi.

Enrico Davoli
Laboratorio Spettrometria di Massa
Istitutodi Ricerche Farmacologiche Mario Negri