Italiano English

Effetti collaterali: quanto sono scomodi

Qualsiasi intervento medico può presentare benefici, che devono comunque essere dimostrati. Ma ogni beneficio è inevitabilmente accompagnato da effetti che si chiamano con vari nomi: collaterali, indesiderati, tossici. Ciò vale relativamente anche per gli interventi minori; una semplice iniezione può indurre dolore, può bucare una piccola arteria o una vena e indurre sanguinamento o ledere una terminazione nervosa. Un intervento chirurgico può ledere organi, un farmaco può dar luogo a nausea, ipotensione, allergia o altri effetti più gravi che si possono vedere solo nel tempo. È quindi importante, quando si ascrive un beneficio a un trattamento medico, chiederci sempre quale sia la controparte di danno.

Il nostro modo di pensare è condizionato a privilegiare lo studio dei benefici, sia per il desiderio di diminuire le sofferenze degli ammalati sia per altre ragioni meno nobili. Chi deve vendere un prodotto tenderà ovviamente a enfatizzarne i benefici e a sottostimarne i rischi. Chi prescrive un prodotto dovrà rassicurare il paziente, prospettando i vantaggi della terapia. Anche chi ricerca un nuovo prodotto sarà orientato a vederne i possibili benefici, anche se sono piccoli, ignorando inizialmente anche piccoli segni di possibile tossicità. Infine, gli studi clinici controllati sono disegnati per identificare i benefici. Infatti la numerosità dei pazienti è calcolata sulla base del  beneficio che si vuole ottenere. Ma quegli studi non sono disegnati per verificare effetti tossici che, essendo auspicabilmente più rari dei benefici, si possono verificare solo su popolazioni più grandi di quelle incluse in uno studio. Dopo la commercializzazione, la raccolta degli effetti tossici è lasciata alle segnalazioni spontanee di medici, infermieri e pazienti, senza che vi sia un programma di monitoraggio attivo. In altre parole si cercano i benefici ma si attendono gli effetti tossici.

Occorre che le autorità sanitarie cambino mentalità, mettendo in giusto equilibrio le risorse per la ricerca dei benefici e dei rischi. Ma anche nella mentalità generale – e dei mass media – occorre dare eguale valore alle informazioni che indicano risultati utili ai pazienti e a quelle che ne segnalano gli svantaggi.

Silvio Garattini

BenEssere, 1/12/2017