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Epilessia: lo scenario europeo e italiano nella ricerca

Nel programma quadro 2013-2018 (FP7-EU) bandito dalla Comunità Europea per finanziare la ricerca sono stati selezionati e scelti 6 consorzi europei che studiano l'epilessia con una connotazione traslazionale. Ciò significa che tali consorzi si prefiggono, attraverso una stretta collaborazione tra ricerca sperimentale e clinica, di comprendere a fondo i meccanismi che causano la comparsa e la ricorrenza delle crisi epilettiche in varie forme di epilessia al fine di sviluppare nuovi farmaci che agiscano non solo sui sintomi ma ne curino le cause.

Questa sfida è stata raccolta da rappresentanti del Parlamento Europeo a Bruxelles che hanno parlato a favore della ricerca sull’epilessia e hanno convinto i responsabili dei bandi di ricerca a dedicare una significativa parte dei finanziamenti alla ricerca su questa malattia.

Il budget complessivo per i 6 progetti da utilizzare nel corso di 5 anni (2013-2018) è di 70 milioni di Euro. Una cifra considerevole ma che divisa tra i tanti laboratori e gruppi clinici che partecipano a ciascun consorzio (in media 10-20 gruppi di ricerca) e divisa per i 5 anni di ciascun progetto rappresenta un contributo parziale anche se importante ai costi della ricerca.

Di che cosa si occupano questi consorzi?

Epixchange: “Innovative gene therapies for epilepsy treatment”-  Il tema di questo network di ricerca, da poco concluso, è la terapia genica, che studia se l'inserimento di un gene terapeutico nell'area cerebrale da cui originano le crisi possa impedire che esse si inneschino. Questo approccio sarebbe per ora volto solo alle forme di epilessia farmacoresistenti di tipo focale. dove sia possibile definire con accuratezza l'origine delle crisi nel cervello e in persone che sono candidate alla chirurgia.

Epitarget: “Targets and biomarkers for antiepileptogenesis”- Questo consorzio, del quale il laboratorio di Neurologia Sperimentale che io dirigo fa parte, si occupa di studiare i meccanismi chiave alla base della generazione delle crisi nelle forme di epilessia sintomatiche, cioè che derivano da un danno cerebrale identificabile. Lo scopo è studiare nuovi trattamenti farmacologici che colpiscano tali meccanismi patologici utilizzando combinazioni di farmaci. Uno dei target oggetto di studio è l'infiammazione cerebrale e la sua interazione con lo stress ossidativo che sembrano essere potenziali cause importanti per la ricorrenza delle crisi in queste forme di epilessia.

EpimiRNA: “MicroRNAs in the pathogenesis, treatment and prevention of epilepsy”- Questo consorzio studia i meccanismi epigenetici di regolazione dell’espressione dei geni che nei modelli di epilessia sono disfunzionali e portano a una alterata sintesi di proteine che contribuiscono alla ipereccitabiltà delle cellule nervose.

Sia Epitarget che EpimiRNA studiano anche possibili "biomarcatori" del processo di epilessia al fine di trovare un modo per monitorare lo sviluppo della malattia, prevedere l'insorgenza delle crisi e la loro risposta ai farmaci misurando delle molecole circolanti nel sangue o con metodi di immagine del cervello come la risonanza magnetica nucleare o la PET.

EpiStop: “Clinical and molecular biomarkers of epileptogenesis in a genetic model of epilepsy: tuberous sclerosis complex”- Questo consorzio si occupa di Sclerosi Tuberosa una malattia rara che si manifesta nella prima infanzia e nel 70% dei casi circa dà origine a crisi epilettiche farmacoresistenti. Il consorzio si prefigge di studiare dei "biomarcatori" elettroencefalografici per monitorare cambiamenti nel tracciato che facciano prevedere il decorso della malattia e il rischio di sviluppare crisi epilettiche al fine di intervenire tempestivamente con i farmaci prima che le crisi si manifestino. Questo tempestivo intervento potrebbe prevenire il deterioramento cognitivo e neurologico, che si manifesta nei bambini con epilessia.

Desire: “Diagnosis, prevention and treatment in children with difficult to treat epilepsy” - Questo consorzio studia l'epilessia in età pediatrica associata a malformazioni dello sviluppo corticale come la displasia corticale focale, utilizzando modelli sperimentali e tessuto epilettico chirurgicamente rimosso dai pazienti per scopi terapeutici.

EpiPGX: “Epilepsy pharmacogenomics"- Questo consorzio studia le variazioni nella sequenza dei geni responsabili dell’efficacia e tollerabilità della terapia farmacologica in un determinato individuo.

Una caratteristica comune a tutti i gruppi di ricerca elencati è la possibilità di confrontare i risultati ottenuti nei modelli sperimentali con il contesto clinico, in particolare con tessuti chirurgicamente rimossi o campioni di sangue che le persone affette da epilessia hanno messo generosamente a disposizione della ricerca scientifica. Questo è un confronto essenziale per convalidare i risultati ottenuti e promuovere la loro trasferibilità alla terapia. Nel nuovo programma europeo Horizon2020 non ci sono per ora tematiche direttamente referenti alla epilessia quindi sarà molto più difficile potere rinnovare i fondi per la ricerca che scadranno nel 2018.

In conclusione, la ricerca sperimentale nel 2016 si prefigge di trovare dei farmaci che agiscano sui meccanismi patologici e riparino i circuiti nel cervello che non funzionano correttamente. Si tratta quindi di scoprire i meccanismi chiave del processo di "epilettogenesi" che porta alla comparsa delle crisi e alla loro ricorrenza e refrattarietà ai farmaci. Studiando i meccanismi di generazione delle crisi ci si prefigge di trovare dei "biomarcatori" della malattia che aiutino a prevedere la sua comparsa e il suo decorso. Una sfida raccolta dalla ricerca è quella di prevenire o arrestare la progressione della malattia oltre che a controllare le crisi farmacoresistenti già consolidate e sconfiggere anche le comorbidità associate alla epilessia come il deterioramento cognitivo, l'ansia e la depressione.

Questi obiettivi rappresentano sfide non facili, ma possibili da intraprendere. Gli sviluppi delle tecniche di immagine del cervello, l'identificazione di nuovi "biomarcatori" e gli studi di efficacia di nuovi trattamenti nei modelli sperimentali fanno sperare che queste nuove conoscenze possano presto trasformarsi in cure più efficaci per le persone affette da epilessia e dare quindi prospettive di vita migliori a loro e alle loro famiglie.

 

Annamaria Vezzani, Capo Laboratorio di Neurologia Sperimentale, Dipartimento di Neuroscienze

IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, Milano