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Farmaci dagli scarsi benefici

Il numero di persone affette da tumori è in aumento, ma la mortalità è in diminuzione, un indice dei risultati ottenuti dalla medicina in molti anni di intensa ricerca. Tuttavia, questo progresso non è comune a tutti i tumori ma si applica solo a pochi di essi. Infatti, se consideriamo i tumori più comuni - polmone, colon-retto, prostata e mammella - si considera che l’aumento di sopravvivenza a 5 anni è solo del 2,5 percento con un beneficio di circa 3 mesi. Ciò rispecchia solo in parte l’effetto dei farmaci, perché secondo un’analisi di Peter Wise dell’Imperial College di Londra, i 14 farmaci approvati dall’EMA, l’Agenzia europea dei farmaci, aumentano la sopravvivenza di 1,2 mesi e altri 48 farmaci antitumorali approvati dall’FDA, l’Agenzia americana, fra il 2002 e il 2014 davano un beneficio di 2,1 mesi in aggiunta a quanto già acquisito dalle terapie correnti. Si può perciò concludere che i farmaci sono responsabili solo di una parte del vantaggio acquisito - circa il 20 percento secondo l’autore della ricerca - mentre hanno probabilmente un maggior impatto, il miglioramento della diagnosi precoce e altri tipi di intervento. Non c’è dubbio infatti che, grazie agli screening e grazie al miglioramento degli strumenti diagnostici il diagnosticare precocemente un tumore implica una migliore possibilità di efficace terapia. La chirurgia ha fatto grandi progressi, grazie anche alle tecnologie per meglio delimitare l’area del tumore da asportare. Infine, il miglioramento delle irradiazioni è un altro elemento di cui tener conto. Si pone quindi il problema di stabilire dal punto di vista etico quanto sia giustificato approvare farmaci che, con alcune eccezioni, danno piccoli benefici con un costo che tende a essere in continuo aumento. Occorre anzitutto sottolineare che la maggior parte degli studi clinici controllati, che sono alla base dell’approvazione dei farmaci, sono sponsorizzati dall’industria farmaceutica. Non sempre questi studi misurano la durata della vita, ma  più spesso la contrazione del volume del tumore e il periodo di tempo in cui il tumore non riprende la crescita, parametri che non sono correlati alla durata di vita perché gli stessi farmaci sono portatori di tossicità. Spesso i nuovi farmaci non vengono studiati in modo appropriato con farmaci già disponibili attraverso studi comparativi. I pazienti partecipano generosamente a questi studi che indubbiamente garantiscono maggior attenzione, ma quasi sempre non hanno chiare informazioni sugli scopi dello studio e non conoscono i rischi cui possono essere esposti. Data l’angoscia che spesso affligge i pazienti portatori di tumore, la decisione di partecipare a studi clinici controllati è frutto di situazioni emotive che sovrastimano i benefici. È giusto spendere centinaia di milioni  per disporre di farmaci dalle dubbie attività, sottraendo risorse alle cure palliative domiciliari o agli hospice? Occorre maggior severità nell’ammettere a carico del Servizio Sanitario Nazionale farmaci costosi che danno scarsi benefici. Questo indurrebbe a maggiore rigore anche le Agenzie regolatorie che approvano i nuovi farmaci.

 

Silvio Garattini, Oggi, 19/01/2017

Source: Peter Wise, Cancer drugs, survival, and ethics
BMJ 2016; 355 doi: https://doi.org/10.1136/bmj.i5792 (Published 09 November 2016)