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Lennox K. Black Prize a Giuseppe Remuzzi

Lunedì 23 Aprile, a Philadelphia, è stato assegnato a Giuseppe Remuzzi, coordinatore delle ricerche dell’Istituto Mario Negri, il PremioLennox K. Black International Prize for Excellence in Medicine” dell’Università Thomas Jefferson di Philadelphia.

Il Premio è stato istituito nel 1993 a riconoscimento dell'importanza della collaborazione internazionale nel campo della ricerca e della tecnologia biomedica da Lennox K. Black, che fu Amministratore fiduciario dell’Università Thomas Jefferson.

Il Premio viene assegnato ogni due anni e riconosce l'impatto - sia compiuto che potenziale – che la ricerca biomedica pionieristica ha per alleviare la sofferenza umana. Tra gli obiettivi del premio c’è anche quello di riunire la comunità scientifica internazionale a Philadelphia, per incoraggiare lo scambio di idee e informazioni tra esperti provenienti da paesi diversi a servizio della formazione, della ricerca e della cura.

Quest’anno il Premio è stato destinato alla ricerca nell’ambito della malattia renale cronica, con particolare attenzione al paziente anziano e a come le scoperte scientifiche vengano applicate nella pratica clinica. Il prof. Remuzzi è il primo italiano fino ad ora ad essere onorato con questo riconoscimento.

Il prof. Remuzzi con i suoi studi condotti in stretta collaborazione tra i ricercatori del Mario Negri e i clinici dell’Ospedale di Bergamo, ha contribuito a far capire perché le malattie renali evolvono verso il danno irreversibile e come si può arrestare questo processo, attraverso farmaci a base di inibitori dell’angiotensina, usati normalmente per abbassare la pressione, rallentano la progressione della malattia renale. La sua intuizione ha donato nuove speranze a milioni di persone. La terapia, infatti, divenuta standard in tutto il mondo, ha risparmiato la dipendenza dalla dialisi a nefropatici e trapiantati.

Tra i precedenti vincitori anche due premi Nobel
Il primo a vincere il Premio nel 1993 fu lo svedese Bengt Westermark, per i suoi studi sul glioblastoma, la forma più comune di tumore maligno al cervello negli adulti.
Tra i premiati delle recenti edizioni: nel 2006 Colin Masters e Konrad Beyreuther, che hanno sviluppato nuove strategie terapeutiche per l’Alzheimer e altre malattie neurodegenerative; nel 2008 l’australiano Barry Marshall, a riconoscimento del suo lavoro sull’Helicobacter pylori, la cui scoperta gli ha valso nel 2005 il Premio Nobel per la medicina; nel 2010 il tedesco Harald zur Hausen, a riconoscimento delle sue ricerche sul cancro alla cervice e la scoperta del ruolo del papilloma virus nel suo sviluppo, che gli ha valso il Premio Nobel per la medicina nel 2008 insieme a Françoise Barré-Sinoussi e Luc Montagnier (che sono stati premiati per la scoperta del virus HIV); nel 2012 il tedesco Axel Ullrich, direttore del Dipartimento di Biologia molecolare del Max Planck Institue, a riconoscimento del suo lavoro sulla medicina personalizzata; nel 2015 il neurobiologo Sir Colin Blakemore, professore emerito di neuroscienze all’Università di Oxford, a riconoscimento del suo lavoro sulla vista e sullo sviluppo del cervello.