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Vaccini, il nuovo decreto

Siamo ormai giunti alla fine delle discussioni riguardanti le vaccinazioni, almeno a livello della Commissione Sanità al Senato. Vi è stata una viva partecipazione attraverso audizioni di ricercatori, pediatri, associazioni di genitori, al fine di migliorare il testo del decreto del Ministro della Salute. Non solo, ma la stampa, la televisione, le radio e i social network hanno ormai espresso largamente tutte le possibili ipotesi a sostegno o contro il Decreto, una partecipazione collettiva per un cambiamento molto importante che inciderà significativamente sulla salute pubblica e dei singoli.

In sostanza gli emendamenti proposti riguardano l’obbligatorietà per i minori da zero a sedici anni di vaccinarsi per la profilassi di poliomielite, difterite, tetano, epatite B, pertosse ed emofilo dell’influenza di tipo B.  Si tratta, in pratica, della cosiddetta “esavalente”, un prodotto farmaceutico che contiene i 6 vaccini sopra ricordati in una sola fiala. Inoltre, sono obbligatorie anche le vaccinazioni contro morbillo, rosolia, parotite e varicella, cioè quattro vaccini inseriti in una sola fiala, la cosiddetta “tetravalente”.  Ci si può chiedere come mai non si sia potuto inserire solo il vaccino contro il morbillo, visto che è quello che desta più preoccupazioni. In realtà non è possibile perché non è disponibile e, nel caso lo si volesse ottenere, sarebbe  necessario del tempo prima che sia realizzato e approvato dalle autorità competenti.

Infine sono fortemente raccomandate, ma non obbligatorie, le vaccinazioni anti-pneumococco, anti-rotavirus e anti-meningococco B e C.

Il provvedimento dell’obbligatorietà non è comunque definitivo, ma potrà essere ridiscusso dopo tre anni sulla base della situazione vaccinale complessiva e a seconda della copertura nelle varie Regioni. L’istituzione di un registro nazionale aiuterà ad avere un quadro molto più chiaro del presente sul livello di attuazione del Piano Vaccinale Nazionale.

Altre variazioni previste dall’emendamento riguardano una maggiore attenzione alla farmacovigilanza attiva e alla comunicazione. Infatti, è necessario aggiornare i cittadini sugli eventuali effetti tossici dei vaccini non solo sulla base dei rapporti da parte dei medici o dei cittadini, ma attivando specifici progetti di ricerca per documentare quanto la tossicità dipenda dal vaccino e quanto invece sia dovuta al caso. In altre parole il vaccino agisce contro una singola causa di infezione e non protegge verso eventuali altre malattie che potrebbero insorgere, in ogni caso, anche in assenza di vaccinazione.

Un ultimo aspetto trattato dalla Commissione riguarda una forte raccomandazione al personale scolastico e sanitario perché non diventino fonte di infezione. Anche loro devono vaccinarsi o sottoporsi ai dovuti richiami vaccinali.  In questo senso sarà molto importante la messa in atto di accordi fra le ASL, gli asili e i nuclei scolastici per coordinare nel modo migliore la realizzazione delle vaccinazioni, evitando code e tempi di attesa troppo lunghi, attraverso una buona organizzazione degli ambulatori e degli interventi dei medici di medicina generale. Sono gli stessi medici, nel territorio e negli ospedali, a dover dare un chiaro esempio dell’importanza delle vaccinazioni per la salute di tutti.

Ci si augura che tutto ciò rappresenti una vera strategia mirante a coinvolgere tutti in un processo di prevenzione fra i più importanti per la collettività.

Tuttavia alcuni “no vax” storceranno il naso a causa dell’obbligatorietà. È vero che la Costituzione ritiene che ogni cittadino abbia la libertà di curarsi come vuole, ma è altrettanto vero che ciò non può valere per chi non è in grado di dare il proprio consenso come i bambini. Grave è perciò la responsabilità dei genitori in questo senso: non possono privare i loro figli dei grandi vantaggi offerti dai vaccini che a tutti i livelli sono fra i migliori farmaci oggi disponibili. La paura della tossicità dei vaccini è completamente ingiustificata.

Inoltre, non bisogna dimenticare che esiste una frazione della popolazione infantile che non può essere vaccinata per ragioni mediche e un’altra frazione che, anche se vaccinata, può avere temporaneamente una ridotta reazione immunitaria.  L’obbligatorietà delle vaccinazioni deriva anche dalla necessità di non infettare chi è sensibile alle infezioni. In altre parole, la libertà di non vaccinarsi finisce quando lede la salute degli altri e perciò la vaccinazione può essere concepita non solo come un vantaggio personale ma anche come un atto di responsabile attenzione verso i più deboli.

 

Silvio Garattini
Direttore,  IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri”

Il Mattino - 13/07/2017