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Carlamaria Zoja

Carlamaria Zoja si è laureata in Scienze Biologiche all’Università degli Studi di Milano nel 1979 e ha conseguito il titolo di PhD all’Università di Maastricht nel 2001.
Ha iniziato l’attività di ricerca nel 1979 nel gruppo diretto dal prof. Giuseppe Remuzzi presso il Laboratorio della Divisione di Nefrologia e Dialisi degli allora Ospedali Riuniti di Bergamo. Ha trascorso un periodo di formazione di due anni in Belgio, presso il Center for Thrombosis and Vascular Research dell’Università Cattolica di Leuven, e brevi stages negli Stati Uniti, a Cleveland e a Boston. Lavora all’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri dal 1984, anno in cui ha aperto la sede di Bergamo. Nel 1990 è diventata Capo dell’Unità Modelli Sperimentali per lo Studio delle Malattie Renali e nel 1995 Capo del Laboratorio Fisiopatologia delle Malattie Renali e Interazione con Altri Sistemi. Da ottobre 2018 è Capo del Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS.

Il suo Laboratorio ha sviluppato modelli sperimentali di malattie renali che riproducono caratteristiche cliniche e istopatologiche delle nefropatie umane, con l’obiettivo di comprendere i meccanismi di danno responsabili della progressione della malattia fino alla perdita della funzione renale, con particolare riguardo al ruolo di proteinuria, sistema del complemento e mediatori di infiammazione e fibrosi, e di identificare nuove molecole o combinazioni di farmaci per rallentare la progressione della malattia verso l’insufficienza renale terminale o addirittura indurre regressione del danno cronico al rene. Il laboratorio ha competenze di patologia e immunopatologia e di biologia molecolare applicate allo studio di reni e altri organi. Un’altra linea di ricerca riguarda il ruolo della Shigatossina nella patogenesi del danno microvascolare tipico della Sindrome Emolitico Uremica, la maggiore causa d’insufficienza renale acuta del bambino. Utilizzando modelli in vivo e in vitro il laboratorio ha studiato come attivazione e deposizione del complemento a livello glomerulare in risposta a Shigatossina, favoriscono trombosi microvascolare e danno ai podociti.

Dal 2004  al 2007 è stata membro del comitato editoriale del “Journal of the American Society of Nephrology”. Dal 2010 al 2014 è stata leader WP5.2, del progetto europeo SysKid (acronimo di Systems Biology towards Novel Chronic Kidney Disease Diagnosis and Treatment).

Ha seguito come tutor 26 studenti che hanno frequentato i  corsi di formazione di Tecnico in Ricerca Biochimica, Specialista in Ricerca Biomedica, Scuola Avanzata di  Farmacologia Applicata o il programma di PhD. E’ stata correlatrice di 15 tesi di laurea.  

È autrice di oltre 190 pubblicazioni su riviste internazionali. Fa parte del gruppo “Top Italian Women Scientists” istituito nel 2016, che include le scienziate con pubblicazioni ad alto impatto, il suo H-index è 63 (web of knowledge).

Nel 2017 è stata finalista insieme con il Prof. Giuseppe Remuzzi e la Dott.ssa Ariela Benigni nella categoria “Industry” - grazie alle terapie con ACE inibitori da loro proposte per curare la nefropatia e le complicanze dei trapianti - per l’European Inventor Award, il più importante riconoscimento europeo all’innovazione, promosso da European Patent Office (EPO).

Pubblicazioni

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