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Le cellule staminali possono essere usate per riparare il rene in caso di danni da farmaci

Una improvvisa e rapida perdita della funzione dei reni – i medici dicono insufficienza renale - può complicare diverse condizioni quali i grandi traumi, gli interventi chirurgici complessi, le infezioni gravi e l'impiego di certi farmaci tossici per il rene. Nell'insufficienza renale acuta i reni perdono completamente le loro funzioni (la capacità di regolare la quantità di liquidi e sali dell'organismo e di svolgere il compito di depurare l'organismo dalle scorie) ed è necessario intervenire con la dialisi. Ancora più del 50% dei pazienti con insufficienza renale acuta muoiono per varie complicanze. Dunque accelerare il recupero della funzione renale con una terapia è molto importante.
Fino ad oggi però non si conoscevano rimedi capaci di garantire questa rapida guarigione tanto che la probabilità di morire dei pazienti con insufficienza renale acuta non è cambiata negli ultimi 30 anni nonostante si siano trovati tanti farmaci. L'insufficienza renale acuta è teoricamente irreversibile in quanto più il danno renale dura nel tempo tanto meno si può sperare in un recupero.
Nei Laboratori dell'Istituto Mario Negri di Bergamo è stato condotto ora uno studio (che apparirà nel volume di luglio del Journal of American Society of Nephrology, http://www.jasn.org) che apre una importante prospettiva di cura per questa malattia. I ricercatori del Negri hanno impiegato una tecnica che utilizza le cellule staminali mesenchimali. Queste cellule sono in grado di percepire il danno in un organo e di trasformarsi nelle stesse cellule di quell'organo, sostituendosi a quelle danneggiate. “Cellule staminali mesenchimali di topo sono state dunque iniettate in animali in cui era stata provocata una forma di insufficienza renale acuta, caratterizzata da un esteso danno alle cellule tubulari, quelle cellule cioè responsabili delle più importanti funzioni del rene. Le cellule staminali si sono localizzate nel rene danneggiato, si sono trasformate in cellule tubulari, e hanno favorito una rapida rigenerazione dei tubuli renali ed il ripristino della funzione renale” dicono Marina Morigi e Barbara Imberti che hanno condotto questo studio.
In futuro questa tecnica potrà essere applicata anche all'uomo: si potranno prelevare cellule staminali mesenchimali dal midollo di un paziente colpito da insufficienza renale acuta e iniettarle nella circolazione renale, con lo scopo di promuovere la rapida rigenerazione del rene.

Prof. Silvio Garattini
Direttore
Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri

Bergamo, 21 giugno 2004