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Nuovo indicatore di rischio nell'infarto miocardico

Èstata identificata la molecola che può predire la morte in caso di infarto miocardico.
Grazie alle cure oggi disponibili, chi ha un infarto miocardico e si fa rapidamente ricoverare in ospedale ha moltissime probabilità di sopravvivere. Rimane però una quota minoritaria di pazienti che, nonostante le migliori cure, non ce la fa a superare la fase acuta.

La possibilità di identificare questi pazienti fin dalle prime ore dall’insorgenza dei sintomi consentirebbe di pianificare le strategie più appropriate di cura. La misura della proteina PTX3 si è rivelata un predittore precoce indipendente di morte nell'infarto del miocardio.

Questa la straordinaria scoperta fatta da un gruppo di ricercatori italiani in uno studio coordinato da Roberto Latini, Alberto Mantovani e Aldo Maggioni, che ha visto, con il coordinamento dell'Istituto Mario Negri, la collaborazione dell'ANMCO (Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri), delle Università di Milano e Milano Bicocca.

Lo studio, pubblicato sull'ultimo numero della prestigiosa rivista scientifica Circulation (Circulation 2004; 110:2349-2354), si è sviluppato su una casistica di 742 pazienti con infarto del miocardio inclusi nello studio LATIN condotto dall'ANMCO.

I risultati della ricerca hanno dimostrato che la nuova pentraxina PTX3 è un predittore indipendente di mortalità e di rischio di sviluppare scompenso cardiaco dopo infarto miocardico acuto, indipendentemente dai principali indicatori di rischio e da marcatori di rischio di recente acquisizione come il peptide natriuretico di tipo B, la proteina C reattiva e la troponina T.

La proteina PTX3 è una molecola dell'infiammazione scoperta dal gruppo coordinato da Alberto Mantovani. Questa molecola viene prodotta dall'organismo in risposta a situazioni infiammatorie e l'infiammazione ha un ruolo fondamentale nello scatenarsi di un infarto miocardico acuto.
Grazie ai dati di questo studio, che consentono di individuare i pazienti più a rischio di morte, sarà possibile intervenire con terapie più mirate.

Milano, 20 ottobre 2004


Prof. Silvio Garattini Dott. Giuseppe Di Pasquale
Direttore Istituto Mario Negri Presidente ANMCO


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