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Anche l’inventore si è pentito: “Un grande sbaglio”

"L'esame del PSA la vita non la salva quasi mai", Corriere 22 marzo 2009. E' quanto emergeva da due lavori pubblicati proprio in quei giorni sul New England Journal of Medicine. Ma gli urologi avevano idee diverse: "sì allo screening perché con le tecniche di oggi si guarisce senza compromettere la qualità di vita: venire in ambulatorio per credere". E' passato un anno preciso. L'associazione degli urologi europei ha cambiato posizione "i dati pubblicati indicano che lo screening del cancro della prostata non si debba fare più, perché i danni superano i benefici". Gli urologi americani no, loro vorrebbero che tutti gli uomini con più di 40 anni continuassero a fare lo screening (là ogni anno il PSA lo fanno 30 milioni di persone). Chi ha ragione? "Screening per il cancro della prostata: la controversia continua", titola il British Medical Journal il 3 ottobre del 2009 nel pubblicare un'analisi di tutti i dati disponibili. L'articolo finisce così "noi la pensiamo come gli urologi europei: troppe diagnosi e troppa chirurgia fanno più male che bene". La gente è confusa. Così il 10 marzo scorso, il New York Times chiede a Richard Ablin, quello che ha scoperto il PSA. Ablin scrive "il ‘mio' PSA? Un disastro per la salute pubblica e per di più costosissimo". Quando i valori di PSA nel sangue superano i 4 nanogrammi per millilitro si fanno biopsie, poi chirurgia o radioterapia e comunque farmaci. E' sbagliato: l'80 percento degli uomini con un PSA tra 4 e 10 ha un aumento del volume della prostata che è di natura benigna. E non basta. Si può avere un cancro con un livello di PSA al di sotto dei 4 nanogrammi per millilitro. E ancora, un certo livello di PSA per quanto alto non ti dice se il tuo tumore è di quelli che ti uccidono - che è molto raro - o se è uno di quelli che crescono molto lentamente e non daranno mai problemi (che sono la maggior parte). E chi ha una storia familiare di cancro della prostata? Lui sì che dovrebbe fare il PSA e ripeterlo ad intervalli regolari. Ma in America questo non succede quasi mai. Uno, un certo Joe – racconta Ablin - decide di fare lo screening, il PSA è sopra il 4, va dall'urologo e quello: "Joe, ho due notizie per te, una brutta e una bella. Quella brutta è che hai un cancro, quella bella che ti opero la settimana prossima, te lo porto via e guarisci".
Ablin ha passato 35 anni della sua vita a spiegare alla gente che lo screening è un terno al lotto e che per guarire una persona si fanno danni ad altre 48 che certe volte rimangono impotenti e non riescono più a trattenere l'urina. "La Food and Drug Administration non avrebbe mai dovuto approvare questo test, se la smettessero con questo screening si risparmierebbero miliardi di dollari e si eviterebbe a tanti uomini gli effetti negativi di una chirurgia debilitante". Niente da fare. Gli interessi sono troppi. C'è chi guadagna col test - solo per il PSA negli Stati Uniti si spendono 3 miliardi di dollari - chi con la chirurgia, chi con la radioterapia e chi con i farmaci, per non parlare poi degli interessi delle assicurazioni.
L'articolo di Richard Ablin - "The great prostate mistake", il grande sbaglio della prostata - è stato il più letto negli ultimi mesi, ed è quello per cui il New York Times ha ricevuto più lettere.


Giuseppe Remuzzi