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C’è un gene che spiega le “follie” degli animali

C’è un dobermann con disturbi del comportamento che si lecca fino a sanguinare e altri che masticano continuamente. E Theo un pastore bernese che di colpo ha paura degli estranei e ancora Ginger un pastore australiano ossessivo al punto da diventare pericoloso. Lo fanno muovere e correre ma non basta, serve il Prozac un farmaco che si dà all'uomo per depressione e Alzheimer. E poi c'è un golden retriever - Quincy - che impazzisce se il padrone si allontana e molto d'altro nel libro di Nicholas Dodman “Dogs behaving badly” (cani che si comportano male). L'autore è un veterinario molto speciale che gira col camice bianco e una cravatta arancione costellata di cagnolini. Ha scritto anche “Il cane che amava troppo” e “Il gatto che gridava aiuto” tutti best seller ormai, negli Stati Uniti. E’ un gran parlatore, tiene seminari per veterinari, istruttori e proprietari di animali, ha un blog e un sito web ed è testimonial di uno spray che elimina i cattivi odori dalle lettiere. Un cantastorie del mondo degli animali? Molto di più, Dodman a Boston ha fondato un istituto universitario dedicato al comportamento degli animali. Fa ricerca di prim'ordine. In uno studio appena pubblicato su Molecular Psychiatry ha dimostrato che il comportamento compulsivo dei dobermann dipende dalla mutazione di un gene necessario allo sviluppo del sistema nervoso. Dodman da anni ha un'idea fissa: studiare gli animali per capire i disturbi del comportamento degli uomini. Fra gli scienziati c’è sempre stato scetticismo ma Dodman è uno che non demorde e adesso qualcuno comincia a dargli ragione. Dennis Murphy, capo della ricerca clinica sul sistema nervoso del National Institute of Health sta studiando il gene dei dobermann per capire la causa dei disturbi compulsivi dell'uomo. Intanto Dodman va avanti. Dopo i cani sono venuti i cavalli con i “vizi da stalla”. Sono comportamenti ossessivi che spingono i cavalli ad afferrare con gli incisivi la porta della stalla o i pali della staccionata, strappano pezzi di legno che poi continuano a masticare senza ragione. “Forse così si liberano endorfine che danno sollievo al senso di costrizione dello spazio ridotto della stalla” ha pensato Dodman e per provarlo ha somministrato a quei cavalli degli oppiacei (bloccano le endorfine) e ha visto che i comportamenti ossessivi pian piano si riducono fino a sparire del tutto. L'ossessione di certi uccelli che continuano a beccarsi le piume senza un motivo ricorda un vezzo dell'uomo (i medici la chiamano tricotillomania) di chi, sono soprattutto donne, gioca continuamente coi propri capelli fino a strapparseli. Dodman comincia a pensare che dagli studi sul comportamento degli animali si potrebbe persino arrivare a farmaci nuovi per l’uomo. Così ha convinto un farmacologo della sua Università - Louis Shuster - a studiare gli antagonisti del glutammato per aiutare i cani che si mordono la coda o girano continuamente in tondo o cercano di afferrare mosche invisibili e che inseguono le ombre. E da lì sono passati alla fluexetina che agisce sulla serotonina e ad altri farmaci psicotropi. Chi avrebbe detto anche solo qualche anno fa che le ricerche sui cavalli che mangiano il legno della staccionata avrebbero aperto la strada a uno studio clinico su ammalati di ossessioni diverse che hanno avuto vantaggio dai farmaci provati prima sui cavalli? E chissà che le intuizioni di Dodman non possano rivoluzionare la psichiatria. Da anni i ricercatori cercano di riprodurre nei topi certe manifestazioni di malattie mentali dell'uomo, sono ricorsi anche all'ingegneria genetica con risultati però molto deludenti. "Molto meglio studiare i comportamenti spontanei degli animali” ma questo gli scienziati da soli non saprebbero farlo. I disturbi compulsivi nell'animale e nell'uomo potrebbero essere retaggio di istinti primordiali comuni, pensa Dodman che con i genetisti della sua Università vorrebbe capire perché e quando sia successo. Ci sono già i primi risultati: hanno visto che una variante del gene che serve a formare caderina (una proteina coinvolta nello sviluppo del cervello) è associata a certi comportamenti dei cani che finora nessuno era riuscito a spiegare. Adesso il dottor Murphy studia il DNA dei suoi pazienti per cercare mutazioni di caderina. Dodman negli ultimi mesi ha cominciato a studiare i bull terrier, ce ne sono di quelli che tendono a isolarsi, vanno in trance e poi di colpo si svegliano e diventano aggressivi. Proprio come succede ai bambini ammalati di autismo. E chissà che la soluzione per chi è malato come Dustin Hoffman del film Rain Man più che dai laboratori di neuropsicologia non possa venire dai terrier di Nicholas Dodman (che a Dustin Hoffman assomiglia in un modo impressionante).

Giuseppe Remuzzi

[09/11/2010]