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Elettori e salute

Qualche tempo fa l'inserto che il Sole 24 Ore dedica alla sanità trattava delle nomine dei direttori degli Ospedali della Lombardia. Una pagina intera con l’elenco di tutti i direttori divisi per affiliazione politica. L’effetto era quello di una scheda elettorale, di quelle che ti mettono in mano quando vai a votare. Ho guardato questa pagina due o tre volte, non c’era direttore, nemmeno uno, che non fosse lì accanto al simbolo del suo bravo partito. Per 15 di loro c’era persino l’area, indicata tra parentesi. Mi ha colpito, pensavo che effetto avrebbe fatto quella pagina alla gente e ancora di più agli ammalati. Ma a giudicare dalle dichiarazioni dell’assessore sbagliavo, "la logica delle nomine dei direttori è legata al peso del voto espresso dalla popolazione" (come nei principi della fisica del liceo ricordate? "un corpo immerso in un fluido riceve una spinta dal basso verso l’alto pari al peso del volume...").
I direttori degli Ospedali hanno una responsabilità enorme che va dalla scelta degli indirizzi dell’Ospedale alle specialità da privilegiare e poi devono confrontarsi con le ASL per stabilire cosa serve davvero ai cittadini, cosa vale la pena di fare negli Ospedali e cosa nelle strutture private, contribuire ad eliminare programmi ridondanti, potenziare servizi che servano davvero e stabilire quanto siano appropriati gli interventi che si fanno. E non pensate sia facile. A detta di Carlo Borsani - “Ora la mia legge va migliorata” Corriere 23 settembre 2007 - non ci riesce quasi nessuno. E poi questi direttori devono sapersi districare fra offerta e innovazione e decidere cosa serve agli ammalati, di cosa si può fare a meno e cosa invece non serve affatto, e bisogna tenere conto del fatto che oggi non c’è praticamente limite a quello che si può fare in medicina, ma i soldi sono sempre meno.
Per competere con i migliori Ospedali dell’Europa i direttori dovrebbero poter attirare medici bravi, a cominciare dai primari (“fa venire i brividi – ha scritto Giovanni Belardelli sul Corriere qualche tempo fa – pensare che i primari degli Ospedali possano essere scelti per appartenenza politica”). Cosa deve avere di speciale un direttore per poter fare bene tutte queste cose? Una buona testa, aver fatto buone scuole, studiare. E poi avere un buon rapporto col direttore sanitario e con i capi dipartimento, che dovrebbero essere competenti e motivati a lavorare insieme, questa di tutte è forse la cosa più difficile. Essere vicini a questo o a quel partito può essere d’aiuto? Tutt'altro, è un handicap. Quelle scelte lì si fanno bene solo se si è liberi. Ma "i direttori generali sono tenuti a rispettare il piano regionale", certo, assessore, ci mancherebbe, è proprio sulla qualità della programmazione che si misura la politica. E’ lì che chi governa la sanità deve esercitare il potere che gli viene dal voto. Ma i direttori - nell’ambito delle direttive politiche della Regione, si capisce - non rispondono agli elettori rispondono agli ammalati.
"La percentuale dei voti della lega si traduce in 18 direttori". No assessore, i direttori della lega potrebbero essere 20 o nessuno, dipende da chi sono e da che cosa gli si affida. Se faranno buone scelte e daranno ai loro ammalati buoni medici e buone cure gli elettori saranno contenti, anche quelli della lega.

Giuseppe Remuzzi