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Le manovre sui primariati

"Se l'Ospedale non farà marcia indietro addio convenzione con l'Università" così il Rettore della statale. E come si fa a dargli torto di fronte a un bando che mette a concorso la direzione di un reparto del San Carlo retto da anni da a un professore universitario? Forse ci si dovrebbe chiedere che bisogno c'è che le scuole di medicina di Milano - fra le migliori del nostro paese come ha scritto il Preside in risposta a un mio articolo - stabiliscano convenzioni con gli Ospedali.
Sarà perché gli Ospedali possano dare agli studenti di medicina occasioni di formazione “sul campo”. Con quello che succede ogni giorno nei nostri Ospedali se uno ha cultura e spirito di sacrificio il mestiere lo impara di sicuro. Ma per i medici degli Ospedali occuparsi degli studenti è un impegno: servono passione, tempo e conoscenze e disponibilità a mettere in discussione le proprie convinzioni. Bisogna averne voglia insomma, e poi bisogna saper insegnare E non basta, gli studenti andrebbero coinvolti in tutto quello che si fa, dalle cose più semplici a quelle più sofisticate e più gratificanti (e non messi a sbrigare le pratiche più noiose). Tutto questo l'Università dovrebbe pretenderlo. Ma che i professori debbano essere primari in virtù della convenzione sarebbe un errore.
Per fare il primario di un grande Ospedale servono competenze molto particolari, tanto tempo e dedizione e abbastanza carisma da creare un gruppo. Non tanti medici in fila dietro un capo come succedeva una volta, ma tanti, bravi ciascuno in una cosa, e che vadano d’accordo e sappiano parlare con gli ammalati in modo coerente. I professori delle Università non hanno la preparazione e nemmeno l’abitudine a un lavoro così. Fanno un lavoro diverso, altrettanto prezioso forse di più, ma diverso.
Ho già avuto occasione di scriverle queste cose procurandomi molte critiche. Mi hanno fatto notare che a Milano ci sono professori di prim’ordine che hanno portato grandi contributi alla cura degli ammalati. Verissimo (e ci mancherebbe che non fosse così!). Certi professori delle Università di Milano con i loro studi hanno fatto un po’ di storia della medicina e hanno contribuito a curare diverse malattie. Ma quelli che l’Università vorrebbe far diventare primari dell’Ospedale sono quasi sempre professori che non riescono ad avere una cattedra o che non hanno prospettive di carriera. Quei professori lì, di solito, il primario non lo sanno fare.
E comunque le logiche dell’Università non dovrebbero condizionare la cura degli ammalati. Chi ha la responsabilità di scegliere i primari degli Ospedali dovrebbe poter scegliere sempre la persona migliore, tenendo conto, si capisce, dell’ambiente e delle circostanze. Ma per nominare i primari certe volte bisogna fare i conti con la politica. E non è, s’intende, un vizio dei politici di oggi, era così anche prima. Ai tempi dei Consigli di Amministrazione i primari erano “uno democristiano, uno comunista, uno socialista e uno bravo” (è una storiella, ma piena di verità). Questo vizio, tutto italiano, fa ancora più danni dell’Università.
Solo che per un primario sbagliato certi ammalati che avrebbero potuto guarire moriranno e altri avranno guai che si sarebbero potuti evitare.

Giuseppe Remuzzi