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Professionalità da valorizzare

Tremila candidati ad essere infermieri per mille posti. E' una buona notizia. Certo dobbiamo imparare - medici e chi governa la sanità - a dare più prestigio al loro lavoro. Un patologo, una donna, di quelli che negli Stati Uniti vanno per la maggiore mi diceva qualche tempo fa “sono orgogliosa di mia figlia, quest'autunno sarà al college”. “E cosa farà?” chiedo “l'infermiera”. Mi ha colpito. Quanti medici di successo da noi si farebbero vanto di una figlia che vuole essere infermiera? Pochi ed è un peccato, se negli Ospedali ci sono infermieri competenti gli ammalati hanno meno infezioni e muoiono di meno (era nel Lancet di qualche anno fa ma non lo sa quasi nessuno). A Loredana Donzelli - Corriere 29 agosto - che a 46 anni si iscrive alla scuola degli infermieri, mi sento di dire che in quel lavoro ci sono grandi soddisfazioni e grandi sacrifici, ci si alza presto al mattino, si lavora di notte e al sabato e alla domenica. E poi c'è la fatica fisica, e si ha a che fare ogni giorno con la sofferenza e anche con la morte. Fanno di tutto gli infermieri (anche se adesso sono laureati): fanno i prelievi, fanno i letti, puliscono gli ammalati, si occupano di farmaci e trasfusioni e fanno funzionare macchine molto sofisticate e nelle emergenze rianimano, e sono pagati tre volte meno di un medico, laureato anche lui. Per gli infermieri della Lombardia un aumento c'è stato un pò come salario fisso e un po' legato ai risultati. E' giusto. Si dovrebbe poter pagare di più chi ha più competenze e poi lo stipendio dovrebbe essere diverso per diversi livelli di responsabilità (lavorare in rianimazione o in una sala operatoria dedicata ai trapianti complessi o con ammalati di tumore è diverso che stare in ambulatorio). Anche i sindacati dovrebbero lavorare per questo, ma loro hanno sempre dedicato le loro migliori energie a quegli infermieri che lavorano pochino e male, mai a promuovere i più bravi e più competenti. Sono gli infermieri che passano la maggior parte del loro tempo con gli ammalati e che si accorgono per primi se un ammalato peggiora. Quando c'è un buon rapporto col medico si arriva in tempo e si può porre rimedio. Agli infermieri in qualche Ospedale si affida l'organizzazione di attività complesse, sale operatorie, centri di rianimazione e centri di dialisi per esempio ma funziona solo quando c'è un'intesa perfetta con i medici se no è tempo perso. Peccato che certe volte sono gli infermieri i grandi nemici degli infermieri. Li senti parlare ancora di attività ‘infermieristica' come trent'anni fa in antitesi a quella ‘medica'. Ma oggi i confini tra il lavoro dell'infermiere e quello del medico sono sempre più incerti e lo saranno ancora di più in futuro ed è un gran bene. Di fronte ai drammi o anche solo ai disagi di chi è malato, discutere su compito mio e compito tuo è sciocco.

Giuseppe Remuzzi