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Alcol, la strage si può fermare

Perché tanti ragazzi anche a Bergamo bevono e si ubriacano? Per divertirsi, perché è “di moda”, perché così è più facile fare amicizia e poi per le pene d’amore. E non è una novità se è vero che “il figlio di Zeus e di Semele diede agli uomini il vino per dimenticare i dolori”. Ma costa caro. L’alcol è una piccola molecola. Stomaco ed intestino lo assorbono in fretta, e in un batter d’occhio arriva nel sangue che lo distribuisce, al fegato soprattutto, ma anche al cuore e al cervello. Così di alcol si muore. Più di due milioni di persone all’anno. E muoiono anche gli altri, quelli che non c’entrano niente, che hanno incrociato la tua strada per caso. Solo in Italia gli incidenti stradali dovuti a gente che beve sono almeno centomila e muoiono almeno duemila persone. Fosse anche solo uno sarebbe già troppo.

L’alcol è un droga come tutte le altre, forse peggio perché uccide di più di eroina, crack, cocaina e ecstasy; sono i risultati di uno studio pubblicato sul Lancet di due anni fa. E c’è un legame stretto, sempre secondo il Lancet, fra alcol, consumo di droghe, grandi e piccoli crimini. Oggi a Bergamo non succede ancora di vedere tanti ragazzi a terra il venerdì e sabato sera sfatti d’alcol, ma in molte altre grandi città, da Sidney a Stoccolma, è assolutamente così (in Svezia i medici con cui parlo io mi hanno detto più di una volta che da loro quello dei ragazzi che bevono è il più grave di tutti i problemi di salute pubblica).

Cosa fare? Soluzioni non ce ne sono molte salvo che parlare, parlare, parlare con i ragazzi in tutte le occasioni possibili, senza preconcetti, senza ostilità, facendo leva sui dati della scienza. Ci sarebbe anche un altro modo, quello di Mondonico, di Bellini e di tanti altri, quello dell’Atalanta insomma. I ragazzi li convinci così, col fargli vedere cosa fanno i loro idoli. “Mi pettino come lui, mi vesto come lui, copio i suoi tatuaggi” scrive Pino Belleri sul Corriere di due giorni fa. E chissà che fra qualche mese non si possa aggiungere “e non bevo perché non beve Denis o Cigarini o Bonaventura”. Adesso non ditemi che sono un visionario e che non succederà mai. Se ci si crede, se ci credono tutti, i ragazzi cominceranno a bere di meno e a drogarsi di meno. E’ già successo.

Un’ inchiesta del Washington Post di qualche anno fa ha fatto vedere che nel giro di un anno negli Stati Uniti quattrocentomila ragazzi hanno smesso di drogarsi. Come si spiega? Ci sono diverse ragioni, ma una forse ha contribuito più delle altre: una grande campagna di informazione promossa dal Governo che ha coinvolto genitori e insegnanti, non solo quelli della scuola ma anche quelli del baseball, del basket, dell’hockey. “Never give up”, insomma non dobbiamo mai darci per vinti. I ragazzi le loro abitudini le cambiano. Adesso per esempio tutti usano il casco e mettono la cintura di sicurezza (una volta non lo facevano). E al bar e in discoteca non fumano, un po’ perché non si può un po’ perché forse si sono convinti che fa male. Anche l’alcol fa male e alle ragazze fa ancora più male. E se in tutte le religioni c’è qualche riferimento alla necessità di astenersi dall’alcol, del tutto, o un po’, o almeno in certi periodi dell’anno, un motivo ci sarà.

di Giuseppe Remuzzi