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Anche Nature boccia Stamina

«Stem-cell fiasco must be stopped». Insomma quel gran pasticcio di Stamina deve finire. Così titola Nature in un editoriale di ieri. Luca Pani, il direttore dell'Aifa, Agenzia italiana farmaci - scrive Nature- aveva appena finito di tirare un sospiro di sollievo, e adesso siamo daccapo. Come è possibile? Non è bastato che un comitato di esperti, persone assolutamente competenti bocciasse il protocollo (che poi protocollo non era perché non rispondeva a nessuno dei requisiti che si devono avere per sperimentare sugli ammalati) e nemmeno che le analisi dell'Istituto Superiore di Sanità avessero rilevato che in quei preparati c'erano ben poche cellule e tanti contaminanti. L'emozione che suscita il vedere bambini così gravemente malati è più forte della ragione. Impeccabile secondo Nature la decisione del ministro Lorenzin di non concedere l'autorizzazione allo studio. E dopo l'ordinanza del Tribunale amministrativo del Lazio quella di ricorrere ad esperti stranieri può sembrare una buona idea ma Nature fa vedere il rovescio della medaglia. Ci sono Paesi come il Messico e l'Uganda con cliniche che offrono miracoli con le staminali in cambio di soldi, lì regole ce ne sono molto meno che da noi. Se anche un Paese dell'Europa abbassa la guardia per le cliniche del turismo delle cellule è una manna. E poi come scegliere gli esperti stranieri? C'è tanta gente che vorrebbe regole meno rigide, chi ha rapporti con l'industria per esempio, e allora bisognerebbe rivolgersi a persone senza interessi commerciali e che lavorino in Istituti di grande reputazione. L'editoriale di Nature è critico anche col Tar del Lazio: «Hanno sbagliato tutto, come potevano pretendere che la commissione esaminasse le cartelle se il protocollo non corrispondeva alle regole della sperimentazione clinica?» Cosa dire adesso agli ammalati? Che se qualcuno fosse davvero capace di curare la Sclerosi laterale amiotrofica o certe malattie rare dei bambini con le cellule, lo si farebbe anche a New York e a Londra e a Milano e a Roma e da tante altre parti nel mondo. Insomma se ci fosse davvero una cura sarebbe per tutti e subito. Purtroppo non è così, e nessuno dovrebbe arrogarsi il diritto di promettere agli ammalati che guariranno o che potrebbero star meglio quando non è vero.

Di Giuseppe Remuzzi