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Bimba guarita dall'Aids in Mississippi - Non significa che c'è la cura al morbo

Che i farmaci antiretrovirali dati in gravidanza o durante il parto alle donne con l’Aids proteggano i bambini dal contrarre l’infezione lo sapevamo già. Ed è così anche per l’allattamento al seno, i farmaci evitano che il virus col latte passi dalla mamma al bambino. Cosa c’è di nuovo nel caso della bambina del Mississippi? Che la mamma non sapeva di essere malata, durante la gravidanza non ha preso nessun farmaco e la bimba a trenta ore dalla nascita aveva già il virus nel sangue. Vuol dire che si era infettata nell’utero. Subito dopo la nascita è stata trasferita al Mississippi Medical Center. Lì chi l’ha presa in carico non ha voluto aspettare nemmeno un giorno. L’ha trattata con gli stessi farmaci che si usano per curare chi è malato. E a dosi elevate. Dopo trenta giorni il virus nel sangue non lo si trovava già più. Ha continuato a fare i controlli ed è stato così per più di un anno. Del virus nemmeno l’ombra, anche il suo sistema immune è normale a conferma che il virus se ne era andato del tutto. Ecco perché qualcuno ha cominciato a pensare che adesso la cura dell’Aids sia più vicina. Purtroppo non è così perché non abbiamo ancora imparato a stanare il virus da dove si annida, negli organi del sistema immune per esempio. Il virus sta lì, è come se dormisse ma se uno interrompe i farmaci torna fuori. Alla bimba del Mississippi i farmaci li aveva sospesi la mamma ad un certo punto. Ma il virus non si è risvegliato. Può darsi che non avesse fatto in tempo ad annidarsi da nessuna parte e allora è un po’ come quando trattiamo i sieropositivi prima che si ammalino. O come quando si danno i farmaci a persone che non sono mai venute a contatto con il virus ma che rischiano prima o poi di infettarsi. Se lo facessimo a tutti nel giro di pochi anni sarebbe la fine dell’Aids. Da noi almeno.

Giuseppe Remuzzi