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L'occasione irripetibile

Dove eravamo rimasti ? Alle polemiche sul trasloco, alla raccolta di firme per non farlo o almeno non a dicembre, alle maniglie e ai corrimano, a come tenerlo pulito il nuovo ospedale. È passato un anno preciso, adesso l'ospedale è in ordine, funziona ed è già uno dei punti di forza della sanità della Lombardia. Si tratta di conoscerlo e abituarsi a frequentarlo. Proprio niente che non va? Si può fare di più per accogliere gli ammalati, c'è ancora chi fa fatica ad orientarsi nonostante la segnaletica e ai piani quella che chiamano «reception» spesso è vuota (qualcuno la soluzione l'ha trovata, dovrebbero farlo tutti). Un ospedale così però con 900 posti letto che potrebbero arrivare a 1.200, 36 sale operatorie, 88 posti di terapia intensiva - e con una radiologia e un laboratorio da lasciare senza parole - è fatto per far fronte alle esigenze di tutti gli ammalati di Bergamo e della provincia, a partire dai più gravi. E non basta: ci sono in questo ospedale competenze tali che già oggi fanno di Bergamo un punto di riferimento per la Lombardia e per l'Italia. D'altra parte a Bergamo nel giro di pochi chilometri ci sono altri ospedali pubblici e molte strutture private (più che da qualunque altra parte in Europa) ma fanno tutti più o meno le stesse cose. E mai nessuno è stato capace di fare alcun progetto perché potessero svolgere attività in qualche modo integrate o almeno complementari.

Il nuovo ospedale, adesso quasi a regime, rende questo problema di cui si parla da anni estremamente attuale; sarebbe un grave errore non cogliere questa opportunità per riorganizzare la nostra sanità, e non farlo subito, non ci sono più alibi. Si tratta di mettere in rete tutte le strutture del territorio, stabilire una volta per tutte chi fa cosa e perché, nell'ambito di un grande progetto di salute che coinvolga anche i medici di famiglia. Vuol dire che si dovranno chiudere degli ospedali e certe cliniche private ? Forse no, ma certo li si dovranno trasformare profondamente. E intanto al nuovo ospedale sale operatorie, radiologia e laboratori dovranno lavorare a pieno ritmo per molte più ore di quanto non sia oggi. Ma così serviranno più medici, più infermieri e più tecnici, sì e potrebbero venire dagli ospedali che modificheranno la loro attività. Così gli ammalati avranno cure migliori, si realizzeranno grandi risparmi e non si perderà nemmeno un posto di lavoro. Non solo per i medici e gli infermieri, per i più giovani almeno, sarebbe un'occasione unica per aumentare la loro cultura e acquisire nuove competenze. Cosa si può fare in pratica ? Quello che avrebbe voluto l'assessore Borsani tanto tempo fa con la legge 31. Che affidava alle Asl il compito di stabilire cosa serve ai cittadini di una determinata provincia, cosa fare negli Ospedali e cosa nelle strutture private, eliminare programmi ridondanti e vigilare sull'appropriatezza degli interventi e sull'impiego delle risorse. Quella legge, però, pur tanto importante, nessuno l'ha mai applicata (e lo stesso Borsani se ne dolse). Facciamolo a Bergamo con la scusa del nuovo ospedale; prendiamo il «momentum» per metterci in discussione e lavoriamo insieme con un obiettivo alto e condiviso. Sarebbe un esempio che altri poi potranno seguire a Milano, a Brescia e dappertutto. Se non ce lo imporrà la Regione e lo si dovrà fare lo stesso. Di Giuseppe Remuzzi