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La scienza mette un punto fermo

La commissione di esperti boccia il protocollo presentato da Stamina. Perché? Perché non è un protocollo, è un «metodo» fuori dalle regole della medicina e della scienza. E perché prelevare le cellule, coltivarle in laboratorio, espanderle e trattarle in modo che possano curare (come si fa per le leucemie per esempio o per riparare la cornea) è molto complesso, ci vogliono conoscenze, anni di studi e di ricerca; sono attività che si basano su procedure estremamente rigorose che seguono tutti in tutto il mondo (salvo che in Ucraina e a Santo Domingo), ma Stamina non segue queste regole. Così le cellule non crescono, si modificano, muoiono, lo sanno bene quelli che hanno analizzato quei preparati qualche mese fa sempre per conto dell'Istituto superiore di sanità. Ci hanno trovato ben poche cellule rispetto a quelle che servono per curare le malattie, e quelle poche morivano nel giro di poche ore. Quelli di Stamina sostengono che le cellule mesenchimali che si prelevano dal midollo osseo poi diventano cellule nervose e per questo curano tutto, dalle malattie rare del sistema nervoso a quelle dei muscoli, alla Sia, al Parkinson e persino al coma. Ma nessuno ha mai dimostrato che le cellule mesenchimali fanno tessuto nervoso ed è del tutto inverosimile allo stato attuale delle conoscenze. E adesso? Vannoni dichiara al Corriere che non si aspettava niente di diverso perché «i membri del Comitato non sono imparziali», lui avrebbe voluto esperti di sua fiducia. È un po' troppo, professor Vannoni, è come se chi sottopone un lavoro a una rivista scientifica pretendesse che fosse valutato da chi vuole lui. No, la scienza non funziona così. Ma Vannoni non si fermerà, ricorrerà al Tar e porterà le testimonianze dei pazienti. Vedremo.
Il no unanime e deciso degli esperti dell'Istituto superiore rafforza la posizione dell'Ospedale di Bergamo - che ha persino saputo resistere alle pressioni dei giudici - e rende invece debole la posizione dell'Ospedale di Brescia e del suo Comitato etico e dei suoi medici. Senza l'autorizzazione formale dell'Aifa erano già fuori dalle regole, adesso che non si può nemmeno sperimentare sono in un bel guaio; anche perché i giudici non potranno più ingiungere che si prescriva un trattamento bocciato dagli esperti del ministero. Fra qualche giorno il ministro riferirà al Parlamento; auguriamoci che non ci sia qualcuno fra i politici che vuole sostituirsi agli scienziati e pretenda di rovesciare il verdetto della commissione (sarebbe davvero un precedente pericoloso). Comunque finisca, nessuno riuscirà a cancellare il danno che è stato fatto a tanti ammalati, quelli a cui i professori di Stamina hanno fatto credere che avrebbero potuto guarire in un colpo solo di tante malattie diverse senza che ci fosse in quello che proponevano un briciolo di scienza. Certi giudici, qualche giornale e la televisione gli hanno creduto, proprio come era stato per Di Bella, anche loro dovranno assumersi la loro parte di responsabilità. Ma oggi come allora la responsabilità più grande ce l'hanno i medici; troppo pochi quelli che hanno preso posizione per dire chiaro e tondo agli ammalati e ai genitori dei bambini come stavano le cose. Perché la Federazione degli Ordini a cui appartengo, che proprio di questi tempi rinnova il codice deontologico, su Stamina non s'è fatta sentire?


Giuseppe Remuzzi