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Salute, la povertà è la vera minaccia

Quando si parla di fattori di rischio per le malattie più comuni, vengono sempre citati il fumo da sigaretta, l’eccesso di alcol, l’obesità, l’alimentazione povera di vegetali, l’eccesso di zucchero, l’inquinamento ambientale e così via. Pochi ricordano che in realtà il maggior fattore di rischio per malattie e mortalità è rappresentato dalla povertà socio-economica, quella povertà cioè che non dipende solo dalle risorse disponibili, ma anche dalla scolarità e dalle interazioni sociali. Il ruolo della povertà è stato dimostrato sotto vari aspetti, ad esempio sotto l’aspetto geografico: i Paesi più poveri mostrano maggiore mortalità precoce rispetto ai Paesi più ricchi. Nello stesso Paese le aree più povere hanno maggiore mortalità infantile e minor durata di vita. Un altro indice è la differenza fra il redditopiù alto e il più basso in un determinato Paese. Quanto più alta è la differenza, tanto più alta è la probabilità di viveremeno e di avere più malattie.
E’ quindi logico chiedersi se la crisi che sta attraversando l’Europa e molte altre aree del mondo non sia un determinante di minor salute complessiva. In altre parole è possibile che la crisi economica riporti indietro lo stato di salute della popolazione e perciò vanifichi molti dei progressi realizzati negli ultimi decenni? A questa domanda cercano di rispondere alcuni articoli pubblicati recentemente sulla rivista medica The Lancet. La caduta del prodotto interno lordo in molti Paesi europei inclusa l’Italia ha determinato un notevole aumento della disoccupazione e una diminuzione delle risorse per tutte le attività pubbliche, incluso il supporto al Servizio Sanitario Nazionale. L’austerità ha determinato certamente l’impoverimento di una importante fascia della popolazione come quella a più basso reddito e quella degli anziani con pensione minima. Il rapporto fra l’austerità e lo stato di salute in generale non può essere valutato immediatamente ma richiede tempo e solo nei prossimi decenni sarà possibile fare una valutazione delle conseguenze della crisi. Tuttavia, alcune evidenze sono già dimostrabili. Ad esempio, l’incidenza delle malattie mentali è aumentata in Grecia e in Spagna, due Paesi fra quelli che hanno subito maggiori danni dalla crisi. Il numero dei suicidi di persone con meno di 65 anni è in continuo aumento in Europa a partire dal 2007. Solo fra il 2008 e il 2010 si è stimato un aumento di circa 1000 suicidi.
In Grecia, Spagna e Portogallo sono stati ridotti servizi essenziali per la salute, in particolare per i pazienti con più di 70 anni d’età. L’imposizione di una partecipazione economica per farmaci, visite ed esami diagnostici ha creato una minore accessibilità ai servizi, dato che nel frattempo il potere d’acquisto della popolazione con basse entrate è considerevolmente diminuito. La disoccupazione è considerata un importante fattore di rischio per malattie mentali, infatti problemi psicologici sono presenti nel 34% dei disoccupati rispetto al 16% dei lavoratori occupati. Nel lungo termine alcuni studi mostrano che, dopo aver fatto tutte le necessarie correzioni per i fattori confondenti, nei disoccupati la mortalità è più alta rispetto a chi ha un posto di lavoro. La perdita di risorse a causa della disoccupazione comporta certamente anche una forma di alimentazione non ottimale e perciò non favorevole alla salute.Anche i dati storici convergono sugli stretti rapporti esistenti fra crisi economiche e andamento della salute pubblica. Ad esempio, in Russia dopo la caduta dell’Unione Sovietica, la situazione economica avversa ha comportato in alcune regioni aumenti di mortalità fino al 20% probabilmente in parte anche in rapporto con l’alta disponibilità di alcol a basso prezzo. Le difficoltà economiche possono giungere a tal puntoda rendere indisponibili i farmaci essenziali, come segnalato da recenti rapporti sulla Grecia. Occorre comunque evitare troppe frettolose generalizzazioni, perché le difficoltà economiche a livello personale potrebbero determinare anche effetti positivi, diminuendo ad esempio l’acquisto di tabacco e alcol cosa che inciderebbe in modo positivo sulla salute.A livello pubblico si potrebbe avere una maggiore razionalizzazione del Servizio Sanitario Nazionale e una maggior attenzione ad evitare l’impiego di risorse per interventi che non hanno base scientifica.
E’ interessante notare che a differenza di Spagna, Grecia e Portogallo, negli articoli di The Lancet l’Italia non è citata fra i Paesi che hanno problemi di salute a causa della crisi. Forse manca ancora una raccolta adeguata di dati, ma è certo che l’imposizione di ticketspuò avere come conseguenza una minore attenzione al controllo della propria salute da parte dei disoccupati.
Ci si augura che il Governo, ma soprattutto le Regioni tengano conto di questo stretto rapporto fra povertà e stato di salute. C’è il rischio che per risparmiare pochi soldi oggi, si abbia domani un’emorragia di risorse per l’aumento di condizioni patologiche. Diminuire la povertà deve essere un forte impegno, se si vuole mantenere nel Paese un buon stato di salute.


Silvio Garattini

[L'Eco di Bergamo, 23/05/2013]