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Sono dei pazienti o degli assistiti. Chiamiamoli semplicemente pazienti

«Vedete questo indica che nei vostri visceri accade qualcosa, ma se l'esame della tale e della tal altra cosa non lo confermasse, bisognerebbe supporre allora questo e quest'altro. E se si suppone questo e quest'altro, in tal caso si potrebbe fare così...». A Ivan Il'ic importava una cosa sola: il suo stato era grave oppure no? «Ditemi dottore, in generale questa malattia è grave oppure no?». Il medico lo fissò severamente attraverso gli occhiali, come a voler dire: accusato se non state al vostro posto sarò costretto a farvi allontanare dall'aula. «Vi ho già detto, signore, quello che ritenevo utile e ragionevole che sapeste». E anche per via di dottori così che gli ammalati col tempo sono diventati «pazienti»; un po' perché devono sopportare i disagi e le privazioni imposte dalla malattia e dalle cure, un po' perché con dottori come erano quelli di una volta («Lei faccia l'ammalato, il medico lo faccio io») ci voleva davvero una gran pazienza. Patiens - dal latino di patire, pati - è appunto chi soffre, ma anche chi sopporta; difficile trovare di meglio a indicare chi è malato e l'ammalato nella letteratura medica è patient da sempre. Ma oggi gli ammalati sono molto meno «pazienti» di Ivan Il'ic e sono ben più informati; prima di vedere un dottore passano ore in Internet e sanno già della malattia e dei centri migliori e delle cure. E poi «dare a qualcuno del "paziente" è un po' come violare la sua dignità», devono aver pensato alla federazione degli Ordini. E così adesso si cambia, gli ammalati non saranno più pazienti ma «persone assistite». Meglio? No, è molto peggio. «Abbiamo appena ricoverato una persona assistita con una polmonite lobare» (donna o uomo, chi lo sa?). «Dimettiamo oggi la sua persona assistita, ricoverata da noi per diabete scompensato». «La mia persona assistita da due giorni ha la pressione alta e respira male». No, non funziona. E poi assistita come, da chi e da quanto? Insomma questi nuovi malati sono assistiti da sempre come vorrebbe il participio passato? E uno che stava bene fino a ieri e si ammala di colpo? Fra l'altro chiamare persone assistite tutti quelli che si ammalano dà l'idea che per la società curarli sia un peso più che un dovere. No, chiamiamoli malati gli ammalati; anche perché molti di loro guariscono e allora non sono né pazienti né assistiti, sono come tutti gli altri. Di Giuseppe Remuzzi