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L'omeopatia e' inutile: non cura nessun male

«La fine dell'omeopatia»: è l'editoriale che accompagna uno studio pubblicato nel Lancet di oggi.
Darà fastidio a tanti, e chissà che non ponga fine a un dibattito che va avanti da 150 anni.
L'omeopatia serve o non serve?
«No - È la risposta del Lancet - L'effetto dell'omeopatia è effetto placebo».
In Italia sono 9 milioni quelli che si curano con l'omeopatia, forse di più.
«E se milioni di italiani si curano con l'omeopatia un motivo ci sarà».

È un ragionamento molto debole.
Milioni di italiani si curano anche con l'omeopatia, ma se uno ha un tumore o la pressione alta si cura come tutti gli altri.
Mentre l'Accademia di Francia ha definito i rimedi omeopatici «senza efficacia, concepiti sulla base di idee e preconcetti vecchi di secoli», in Italia la Camera riprenderà presto una proposta di legge che considera le pratiche non convenzionali come medicina.
Si vorrebbe che siano esercitate da medici e che l'Università istituisca corsi di laurea d'omeopatia.
«Ma per omeopatia e altre pratiche non convenzionali non ci sono prove scientifiche, né pubblicazioni» dice chi è scettico.

«Non è vero — rispondono i produttori — ci sono studi su riviste importanti come Lancet, British Medical Journal».
C'è anche un libro («Omeopatia, gli studi scientifici che ne provano l'efficacia»), finisce così: «Le opinioni lascino il campo aperto ai centri di ricerca».
Bene, è proprio quello che è successo.
Matthias Egger e i suoi collaboratori dell'Università di Berna hanno preso in esame 110 lavori in cui si confrontano omeopatia e placebo e li hanno paragonati a 110 lavori in cui si compara medicina convenzionale e placebo.
Cosa hanno scoperto? Che negli studi su piccoli numeri di pazienti e fatti male, l'effetto della «cura» è sempre superiore a quello del placebo.
Ma se si limita l'analisi a studi con numeri di pazienti abbastanza grandi e fatti bene, non c'è evidenza che l'omeopatia sia meglio del placebo.
Non è così per la medicina convenzionale: l'effetto favorevole quando c'è, si vede.

È cominciato tutto in Germania, alla fine del '700, là, allora, girava una storiella «muoiono più persone di cure che di malattia» ed era vero.
Così Samuel Hahnemann si era fatto l'idea che una sostanza che produce certi sintomi può essere usata per malattie che danno gli stessi sintomi (similia similibus curentur) in piccolissime quantità.
E allora il principio attivo veniva diluito un numero enorme di volte.
È come mettere una goccia di rimedio omeopatico in un contenitore di acqua grande 50 volte più della terra: la possibilità di trovare una molecola del principio originale è pressoché nulla.
E lo sanno anche i sostenitori dell'omeopatia.
Ma c'è lo scuotimento che trasferisce le proprietà della sostanza al solvente.
Persino Nature uno dei grandi giornali di scienza, nell'88, ha pubblicato un lavoro sulla memoria dell'acqua.
Era di ricercatori francesi ma s'è visto molto presto che era un imbroglio.
C'è stata una smentita ufficiale.

Ma se questi rimedi non fanno proprio nulla, possibile che gli ammalati non se ne siano mai accorti?
Anzi, che siano sempre di più quelli che ci credono?
Si potrebbe ricorrere a Kant: le cose noi non le vediamo come sono, ma a seconda di come siamo noi.
Si potrebbe dire degli interessi economici. Ma c'è di più.
L'omeopatia non «cura», ma quelli che praticano l'omeopatia dedicano tempo agli ammalati, li sanno ascoltare, più di quanto non facciano tanti medici.
Questo sì che è «medicina».
Anche l'idea di prendere qualcosa che fa bene (effetto placebo) certe volte ti fa star meglio.
Lancet chiude così: «Da oggi i dottori devono avere il coraggio di dire chiaramente che l'omeopatia non funziona.
Ma, dovrebbero essere onesti, anche con se stessi, e ammettere che la medicina moderna non è stata capace di rispondere ai bisogni individuali».
Fin qui la scienza.
E i nostri parlamentari? sarebbe davvero triste che in autunno riprendesse il dibattito sulle medicine alternative, come se nulla fosse.
C'era in una delle varie bozze della legge un passaggio così: «Presso il ministero è istituita una commissione per la certificazione della capacità di emissione di fluido a uso terapeutico».
È un oltraggio all'intelligenza.
Signori deputati, c'è l'occasione di uscirne bene con la scusa del Lancet, stendete un velo su tutto.
E riprendete da settembre a occuparvi di cose serie.

Giuseppe Remuzzi

[27/08/2005]