Mario Negri - Istituto di Ricerche Farmacologiche

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L'ENDOTELIO

Metodi di Ricerca Clinica nell'Infezione da HIV: Vademecum

Effectiveness and Outcome Research Studies

4th Joint PhD Student Workshop - Abstract Book


L'ENDOTELIO
Fisiopatologia, Basi Molecolari, Implicazioni terapeutiche


di G. Bazzoni, E. Dejana e A. Mantovani, 2006


 





Prefazione

Il rivestimento endoteliale dei vasi è stato a lungo visto come una superficie inerte o quasi dotata di proprietà in negativo, la più tipica delle quali è la non trombogenicità.

Basti a esemplificare questa visione un importante articolo pubblicato nel 1966 su British Medical Journal, nel quale l’endotelio era definito uno “sheet of nucleated cellophane”.

Questa visione così estremizzata ovviamente si modificò con la scoperta di risposte rapide dell'endotelio vascolare che non coinvolgono espressione genica.

La vera rivoluzione nella visione complessiva del ruolo dell'endotelio è però costituita dalla scoperta della riprogrammazione genica dell'endotelio in risposta a segnali microambientali di diversa natura e legati all'infiammazione, all'emostasi e trombosi e all'angiogenesi.

L'endotelio è stato così concepito come un “organo diffuso” che gioca un ruolo essenziale nel regolare una varietà di processi fisiologici che vanno dal traffico omeostatico delle cellule linfoidi, all'emostasi e trombosi, all'infiammazione, all'espressione delle risposte dell'immunità adattativa ed alla formazione ed organizzazione di nuovi vasi.

Gli studi sulla plasticità dell'endotelio si sono arricchiti della definizione dell'eterogeneità delle cellule endoteliali. Inoltre, molto recentemente, una notevole quantità di sforzi si è focalizzata sulla biologia e sulla fisiopatologia dell'endotelio linfatico, che era stato per lungo tempo trascurato.

Questo volumetto intende offrire al lettore una visione aggiornata ed esaustiva della fisiologia endoteliale. Inoltre, abbiamo cercato di mettere in luce come gli studi di base abbiano aperto la strada allo sviluppo di strategie terapeutiche innovative (quali, ad esempio, le terapie antiangiogeniche e cellulari) e come essi costituiscano la base per comprendere il meccanismo d'azione di farmaci più convenzionali.

Ci auguriamo che questo nostro sforzo possa essere utile per orientarsi e confrontarsi in un'area di ricerca in rapida evoluzione e cambiamento, ricca di implicazioni applicative per il presente e per il futuro.


Gianfranco Bazzoni
Elisabetta Dejana
Alberto Mantovani

 

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