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Oltre 1.700.000 bambini vivono in povertà nel nostro Paese
20 Novembre 2009
Mancano all'appello alcune fondamentali misure di attuazione della Convenzione Onu sui Diritti
dell'Infanzia e dell'Adolescenza, quali il Piano Nazionale Infanzia. Sono inoltre a rischio di
discriminazione particolari gruppi di minori, come i minori migranti e i minori residenti in
regioni meno ricche. Non adeguatamente tutelato è il diritto alla partecipazione dei bambini e
l'ascolto in particolare nell'ambito dei procedimenti giudiziari dove i minori sono spesso
coinvolti sia come autori di reato sia come parte offesa o vittime di reati sessuali.
In occasione del Ventennale dell'approvazione della Convenzione ONU sui Diritti dell'Infanzia
e dell'Adolescenza (il 20 novembre 1989), il Gruppo CRC - un network di 86 organizzazioni e
associazioni del terzo settore, coordinato da Save the Children Italia e di cui fa parte l'Istituto
di Ricerche Farmacologiche Mario Negri - fa un bilancio della condizione dei bambini nel nostro
Paese ne "I diritti dell'infanzia e dell'adolescenza in Italia", 2° Rapporto Supplementare alle
Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza
in Italia. Il Rapporto che verrà presentato alla Commissione Parlamentare per l'Infanzia e
l'adolescenza il 24 novembre, e successivamente inviato alle Nazioni Unite.
Sono 10.150.000 i minori presenti in Italia, ma non tutti godono di buone condizioni di vita.
Secondo stime ufficiali, i minori in condizioni di povertà relativa sono 1.728.000, pari al 23%
della popolazione povera (nonostante costituiscano appena il 18% della popolazione complessiva),
con una forte prevalenza delle età infantili (il 61,2% ha meno di 11 anni) e una sproporzionata
concentrazione nel Meridione, dove risiede il 72% dei minori poveri italiani. A rischio povertà,
sfruttamento e caduta nell'illegalità sono inoltre molti minori stranieri, soprattutto i "non
accompagnati": 7.797 quelli ufficialmente registrati dal Comitato Minori Stranieri nel 2008.
Gravi fenomeni di sfruttamento e abuso, come la tratta a scopo di sfruttamento sessuale, la
mendicità, il lavoro nero, coinvolgono anche molti minori: sono stati 938 gli under 18 assistiti e
protetti fra il 2000 e il 2007.
La pedo-pornografia on-line, continua ad essere un fenomeno in continua espansione,
nonostante l'acquisita consapevolezza e l'impegno per il contrasto delle istituzioni e delle forze
di polizia, sia a livello nazionale che internazionale.
Nonostante in questi anni si siano succedute promesse in tale senso, non è stato ancora
approvato il nuovo Piano Nazionale Infanzia, Piano che è stato raccomandato dal Comitato ONU già
nel 2003 e nel 2006 e che in base all'attuale normativa dovrebbe essere adottato ogni due anni.
"L'ultimo Piano approvato risulta essere ancora quello relativo al 2002-2004, il terzo dall'entrata
in vigore della Legge 451/97. Il che significa che l'Italia è stata priva di un Piano Nazionale
Infanzia negli ultimi 5 anni
La Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza riconosce esplicitamente il
diritto dei bambini e degli adolescenti a partecipare attivamente ai processi decisionali che li
riguardano, determinando quel centrale passaggio concettuale che vede i minori "soggetti" e non più
"oggetti" di diritto. Negli ultimi anni la promozione della partecipazione dell'infanzia e
dell'adolescenza ha avuto, in Italia, una crescita notevole ma ha subito un significativo arresto
nell'ultimo periodo.
Un inadeguato ascolto del minore si rileva anche in ambito giudiziario. Nei procedimenti
penali, gli strumenti di tutela speciale, previsti nell'ordinamento italiano, relativi all'ascolto
del minore parte offesa oppure vittima di un reato sessuale non hanno ancora raggiunto livelli di
omogeneità e di uniformità applicativa da parte dei vari Tribunali. Più positivo invece il giudizio
sull'ascolto del minore nei procedimenti di separazione previsto ora espressamente nel disposto
della Legge 54/2006.
In particolare gli artt. 11 e 13 della Legge 66/1996 prevedono strumenti concreti al fine di
proteggere la vittima di reati sessuali durante tutta la fase processuale, sia prevedendo
l'assistenza affettiva e psicologica da parte del genitore o di persona indicata dal minore ed
ammessa dall'Autorità giudiziaria, oltre all'assistenza dei servizi minorili, sia adottando luoghi,
tempi e modalità particolari (anche presso strutture specializzate) per lo svolgimento dell'udienza
dell'incidente probatorio, finalizzate a proteggere il minore di anni 16 che debba rendere
testimonianza quale parte offesa (cosiddetta "audizione protetta").
Secondo il 2° Rapporto Supplementare del Gruppo CRC, è indice di scarsa attenzione
all'infanzia che nell'adozione delle riforme legislative l'impatto sui minori non sia talvolta
tenuto in debita considerazione. Un esempio è la Legge sulla sicurezza pubblica 94/2009 che prevede
l'obbligo di presentare il permesso di soggiorno per atti di stato civile, e che quindi ha
suscitato preoccupazione in merito al compimento di atti quali la dichiarazione di nascita e il
riconoscimento del figlio naturale, fondamentali ai fini del diritto all'identità (art. 7 CRC) e al
diritto alla tutela del minore contro gli allontanamenti arbitrari dei figli dai propri genitori
(art. 9 CRC). E' stata necessaria una circolare del Ministero dell'Interno per precisare che la
normativa non incide su tali atti e per evitare degli effetti gravemente discriminatori per quei
bambini figli di coppie non regolarmente soggiornanti in Italia.
Negativo è giudicato l'impatto della legge sulla sicurezza pubblica laddove impone notevoli
limitazioni ai minori migranti arrivati in Italia da soli al momento della regolarizzazione della
loro posizione al compimento della maggiore età.
La raccomandazione del Comitato ONU che sottolineava l'importanza di assicurare che il
processo di decentramento regionale favorisse l'eliminazione delle disparità fra bambini dovute
alla ricchezza delle Regioni di provenienza, è stata ampiamente disattesa. Infatti i Livelli
Essenziali delle prestazioni civili e sociali (LIVEAS), che dovrebbero individuare ed assicurare il
rispetto di determinate prestazioni legate al soddisfacimento di diritti civili e sociali, in modo
uniforme su tutto il territorio nazionale, senza alcuna discriminazione, non sono stati ancora
definiti, pur essendo previsto che la loro definizione dovesse costituire una priorità. Tutto ciò
contribuisce a creare, di fatto, una sostanziale differenza tra alcune regioni ed altre, in termini
di qualità e quantità di servizi e prestazioni a favore dei bambini.
Nel "Rapporto nazionale sulle strategie per la protezione sociale e l'inclusione sociale 2006
– 2008" (NAP Inclusione) a cura del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, del Ministero
della Solidarietà Sociale e del Ministero della Salute, Novembre 2006.
Maurizio Bonati,
Dr. Med. Chir.
Rita Campi,
Dr. Sci. Statistiche
Dipartimento di Salute Pubblica
Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri
e-mail: mother_child@marionegri.it
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