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Confronto di prezzi e margini alla distribuzione di farmaci coperti da brevetto in sette Paesi Europei
18 Febbraio 2008
Il CESAV ha condotto di recente uno
studio
comparativo dei prezzi dei farmaci coperti da brevetto in Europa a tre livelli: ricavi
industria, margini netti alla distribuzione e prezzi al pubblico.
Al fine di analizzare preliminarmente le diverse politiche farmaceutiche in Europa, è stata
effettuata un'analisi in sette Paesi Europei così selezionati: Francia, Germania, Italia, Spagna e
Regno Unito per la loro oggettiva rilevanza nella UE, Belgio e Olanda in quanto nazioni considerate
da altri membri come Paesi di riferimento per determinare i prezzi dei farmaci. Lo studio ha
implicato una prima analisi comparativa degli schemi di determinazione di prezzi e rimborsabilità
dei nuovi farmaci e una seconda fase (oggetto specifico della pubblicazione da cui è tratta questa
sintesi) consistente nel confronto dei prezzi su un campione comune di principi attivi sempre negli
stessi Paesi Europei selezionati. In particolare, sono stati presi in considerazione i primi 20
principi attivi coperti da brevetto nel 2004 per fatturato sul mercato italiano nel canale farmacia
(Anastrazolo, Atorvastatina, Bicalutamide, Candesartan Cilexetil, Celecoxib, Enoxaparina,
Esomeprazolo, Fluvastatina, Irbesartan, Latanoprost, Lercanidipina, Losartan, Montelukast,
Nebivololo, Olanzapina, Pantoprazolo, Rabeprazolo, Telmisartan, Valsartan, Venlafaxina). Sono stati
invece esclusi dallo studio i principi attivi sotto brevetto dispensati unicamente in ambito
ospedaliero, i farmaci a brevetto scaduto e quelli da banco (prodotti che non necessitano di
prescrizione e sono a carico del paziente).
Tutti i farmaci sono stati immessi sul mercato durante il decennio 1994-2004 nei sette Paesi,
eccezion fatta per l'enoxaparina in commercio in Francia fin dal 1987. Il campione rappresentava
mediamente il 13,3% della spesa farmaceutica di tutti e sette i Paesi, oscillando dal 9,6% nel
Regno Unito al 16,2% in Olanda. Lo studio è stato condotto nella prospettiva del 'terzo pagante',
cioè considerando solamente le confezioni (complessivamente 792) di farmaci rimborsabili da ciascun
sistema sanitario.
Data la difformità delle confezioni in termini di unità, dosaggi e consumi, abbiamo stimato,
a livello di singolo Paese, un prezzo medio per principio attivo ponderato per le unità vendute di
tutte le confezioni rimborsate, al fine di tener conto dell'impatto reale sulla spesa pubblica. In
particolare, è stata calcolata la media dei prezzi ricavo industria per unità standard (ad esempio,
prezzo al grammo) di ciascun composto in ognuno dei sette Paesi. I margini netti alla distribuzione
sono stati stimati sulla base delle normative nazionali vigenti nel 2004, decurtando gli sconti
obbligatori dovuti alle autorità pubbliche sanitarie (il SSN nel caso italiano). Infine, per
stimare il prezzo al pubblico, al ricavo industria e al margine netto alla distribuzione è stata
sommata l'IVA.
Il confronto è risultato complesso, a causa delle differenti modalità di determinazione dei
prezzi nei diversi Paesi; abbiamo perciò cercato di tenere nella dovuta considerazione tutte queste
differenze per effettuare delle stime di prezzo ragionevolmente confrontabili da un Paese
all'altro.
I prezzi sono stati espressi in numeri indice (Italia = 100) per ciascun principio attivo. E'
stato calcolato il t test al fine di valutare la significatività statistica delle differenze
statistiche tra l'Italia da un lato e ognuno degli altri Paesi dall'altro.
Relativamente ai prezzi ricavo industria, è risultato che il Regno Unito, la Germania e, in
minor misura, l'Olanda avevano una media più alta nei confronti dell'Italia (rispettivamente, 127 i
primi due e 122 il terzo), della Spagna (104) e della Francia (110), nazioni soggette a
regolamentazioni più rigide dei prezzi da parte delle autorità pubbliche. Diversamente, i primi tre
Paesi utilizzano degli schemi di determinazione dei prezzi tradizionalmente più flessibili; non a
caso, si tratta delle prime nazioni in cui le aziende farmaceutiche lanciano abitualmente i propri
prodotti (soprattutto Inghilterra e Germania).
Con riferimento ai margini netti alla distribuzione, i valori di gran lunga inferiori si sono
registrati nel Regno Unito e in Olanda (rispettivamente 22 e 58), mentre il più alto in Spagna
(123). Tutti i Paesi hanno mostrato differenze significative con l'Italia (100). Va sottolineato
come l'Olanda e, soprattutto, il Regno Unito siano le nazioni che vantano una tradizione
consolidata di deregulation nel settore delle farmacie.
Per stimare gli indici relativi ai prezzi del terzo pagante, l'IVA è stata sommata al prezzo
ricavo industria e al margine netto alla distribuzione. La Germania è risultato il Paese con
l'indice più alto (131), il Regno Unito quello con l'indice più basso (88); entrambi i valori si
discostano significativamente dall'indice riferito all'Italia (anche in questo caso 100 per
definizione).
In generale, va sottolineato come sia difficile effettuare confronti internazionali in questo
settore, in quanto tali risultati sono sempre molto sensibili alle scelte metodologiche effettuate
dagli autori per le variabili cruciali. Forse anche per questo, la letteratura internazionale
europea relativa al confronto dei prezzi limitatamente ai farmaci innovativi è piuttosto limitata.
Uno degli studi più attendibili è quello di
Martikainen
et al. che confronta i prezzi di otto farmaci approvati dall'EMEA nel 2000 in un campione
di nove Paesi membri. Pur avendo utilizzato criteri differenti per la selezione sia dei Paesi sia
dei farmaci, i risultati di tale studio non risultano pienamente comparabili con quelli della
nostra ricerca; si può comunque affermare che, in senso lato, questa analisi è giunta a conclusioni
simili alle nostre, soprattutto con riferimento al fatto che i prezzi all'ingrosso sono più bassi
nei Paesi dove esistono rigidi schemi di determinazione dei prezzi.
Riassumendo, il nostro studio suggerisce che le autorità pubbliche possono contenere la spesa
farmaceutica sia mediante controlli sistematici dei prezzi negoziati con le aziende farmaceutiche,
sia mediante la fissazione di appropriati margini alla distribuzione; l'utilizzo di quest'ultima
variabile potrebbe essere facilitato liberalizzando il settore della distribuzione.
Livio Garattini,
Dr. Econ.
Sara Gritti
Centro di Economia Sanitaria A. e A. Valenti (CESAV)
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