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I cittadini giudicano i medici sul web
I cittadini giudicano i medici sul web
22/10/2007
Spopolano su Internet i siti web che offrono al cittadino la possibilità di
giudicare (attraverso un commento o un punteggio) l’operato di un medico o di una struttura
ospedaliera. Ciò avviene in maniera anonima e senza alcun filtro, seguendo per certi aspetti la
filosofia del web 2.0 i cui contenuti sono frutto della collaborazione, della condivisione e della
discussione tra più persone.
L’intera comunità medica americana (700.000 medici, 150.000 dentisti a cui si aggiungono
oltre 400.000 operatori sanitari) e le strutture ospedaliere che operano negli Stati Uniti sono al
vaglio della community che abitualmente visita il portale
Revolution Health . Iniziative
analoghe sono sorte nel Regno Unito con il portale
Patient Opinion e, di recente, in
Germania con il portale
Jameda. E proprio quest’ultima iniziativa,
ripresa di recente in un articolo del
British Medical
Journal , ha generato tra la classe medica i maggiori malumori. Stanca di vedere pubblicati sul
portale i soli episodi di malasanità e di ricevere continui attacchi alla propria professionalità,
è arrivata a richiedere con insistenza la rimozione di tali commenti. Hanno ragione i medici nel
sostenere che il loro operato non può essere giudicato in rete come invece oggi capita per molti
generi di consumo, dai libri, ai dischi, ai ristoranti? Hanno ragione i cittadini, che in questi
strumenti pensano di poter trovare una maggiore trasparenza? Strumenti di questo genere aiutano
veramente i cittadini a identificare strutture di eccellenza per una data patologia o medici
particolarmente competenti nel trattare/curare un paziente?
I dubbi sono molti e riguardano diversi aspetti come la difficoltà a valutare l’operato di
un medico in assenza di una griglia di valutazione formalmente validata, l’esigua numerosità di
risposte e giudizi su cui a volte è costruito il giudizio complessivo di un medico o di una
struttura, l’assenza totale di controlli che potrebbe favorire la segnalazione di giudizi positivi
su taluni medici e negativi su altri basati su criteri diversi dalla loro professionalità.
Lo strumento può addirittura diventare pericoloso nel caso in cui fosse usato dai cittadini
per valutare i trattamenti farmacologici, come per esempio consente il portale Revolution Health.
In questo caso la medicina basate sulle esperienze (dei pazienti) rischierebbe di prendere il posto
della medicina basate sulle prove di efficacia (evidence-based medicine) che regola molte delle
scelte operate dalla classe medica.
Per aggirare il problema sarebbe forse sufficiente che gli organi istituzionali
provvedessero alla pubblicazione di parametri di performance dell’operato di medici e ospedali (per
esempio il numero di ricoveri, il numero di interventi eseguiti attraverso una determinata
procedura, il tempo di degenza, la mortalità ospedaliera) per segnalare tempestivamente ai
cittadini a quali strutture o a quali medici affidarsi, e quali invece evitare.
Eugenio Santoro,
Dr. Sci. Informazione
Laboratorio di Informatica Medica/Dipartimento di Epidemiologia
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