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La ricerca contro l'ictus: alla scoperta di nuovi target terapeutici


11 Marzo 2010

Nonostante i progressi nella gestione dei pazienti ischemici (diagnosi precoce, trombolisi, creazione di stroke unit e riabilitazione), l'ictus continua ad avere una prognosi estremamente sfavorevole. Ad oggi esso costituisce la terza causa di morte e la prima causa di disabilità grave nei paesi industrializzati. Inoltre, l'incidenza di questa patologia, a causa del progressivo invecchiamento della popolazione, e' in continuo aumento e costituisce un problema rilevante anche a livello socio-economico: nella sola Unione Europea infatti è stato stimato che i costi sanitari per la cura dei pazienti affetti da ictus sono dell'ordine dei 40 milioni di euro l'anno. A tutt'oggi l'unica terapia disponibile per l'ischemia cerebrale e' l'attivatore tessutale del plasminogeno (tPA). Purtroppo però solo il 7% dei pazienti puo' essere sottoposto a questo trattamento in quanto il farmaco può avere gravi effetti collaterali. La ricerca è quindi fortemente impegnata nello studio di nuovi target terapeutici per il trattamento di questa patologia. In un recente studio pubblicato sulla rivista Cell, gli autori hanno scoperto una proteina chiamata death-associated protein kinase 1 (DAPK1), che sembra aver un ruolo determinante nell'attivazione dei meccanismi che portano a morte cellulare dopo ictus. Inoltre, per esaminare le implicazioni terapeutiche di questa scoperta, gli autori hanno dimostrato che la somministrazione di un piccolo peptide capace di inibire il legame di DAPK1 con un importante recettore, chiamato NMDA (N-methyl-D-aspartate), riduce drasticamente il danno indotto da ischemia in modelli animali. La somministrazione del peptide funziona nel prevenire il danno indotto da ischemia e nel migliorare le funzioni neurologiche anche quando somministrato un'ora dopo ischemia, suggerendo che questa proteina potrebbe essere un nuovo potenziale target per il trattamento dell'ischemia cerebrale.
Anche l'istituto Mario Negri è attivamente impegnato nella ricerca sull'ictus, come dimostrato da un recente  articolo pubblicato su Annals of Neurology, in cui abbiamo mostrato che l'inibitore C1 ricombinante, una proteina copiata da una analoga presente nel plasma umano, riduce fortemente il danno cerebrale causato da ictus e mantiene la sua efficacia anche se somministrato molte ore dopo l'evento ischemico. L'importanza di questa scoperta è ulteriormente amplificata dal fatto che l'inibitore C1 e' già utilizzato nella pratica clinica, anche se in pazienti con una patologia diversa (angioedema). L'applicazione clinica di questa molecola nell'ictus appare quindi un obiettivo concreto e realizzabile in tempi ragionevoli.
Visti questi recenti progressi scientifici, siamo speranzosi di ottenere efficaci trattamenti per l'ictus nel giro
di pochi anni.

Dott.ssa Raffaella Gesuete
Ricercatore del Dipartimento di Neuroscienze
Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri

 

 
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Ultimo aggiornamento: 17 maggio 2012 7.06.09 CEST