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Preoccupazioni verso l'approvazione dei prodotti omeopatici in Europa
28 Agosto 2009
Un
editoriale, recentemente
pubblicato sulla prestigiosa rivista The Lancet, mette in guardia sull'approvazione di prodotti
omeopatici nella Comunità Europea.
L'Agenzia Europea dei Medicinali (EMEA) e le agenzie nazionali del farmaco
valuteranno presto quali prodotti omeopatici possano essere immessi sul mercato. Il Regno Unito ha
già approvato il primo prodotto omeopatico, sollevando alcuni problemi etici e pratici.
I
prodotti omeopatici sono il
risultato di ampie diluizioni di una sostanza originale. In base alla farmacopea omeopatica
francese, la sostanza originale subisce 30 diluizioni successive, ogni volta 1 a 100. Le leggi
della chimica provano che il prodotto finale è talmente diluito da non contenere più neppure una
molecola della sostanza originale. Altre definizioni, inclusa quella relativa alla legislazione
Europea, prevedono che i prodotti omeopatici non possano contenere più di una parte per 10.000 di
sostanza originale. Anche tale diluizione non permette di ottenere alcun effetto – e tantomeno un
effetto curativo - da parte del prodotto omeopatico, fatta eccezione forse per un
effetto placebo.
Pertanto, i prodotti omeopatici non possono e non devono essere ritenuti farmaci. Verificarne
l'efficacia come cura di patologie risulta quindi inutile e dispendioso.
La legittimazione dei prodotti omeopatici da parte delle autorità sanitarie può portare a
gravi conseguenze. Infatti, ritenere questi prodotti come medicinali induce la popolazione a
pensare ingiustamente che tali prodotti possano essere di beneficio per la cura di alcune
patologie,distraendo così medici e pazienti dalla medicina tradizionale. Inoltre, tale
legittimazione suggerisce alle industrie farmaceutiche di investire risorse nel più redditizio
mercato dell'omeopatia, riducendo quelle destinate ai farmaci che richiedono una ricerca rischiosa,
metodologicamente complessa e costosa. Infine, l'approvazione in commercio di prodotti omeopatici
da parte delle agenzie pubbliche deputate all'approvazione dei farmaci sottrarrebbe risorse umane e
finanziarie alla valutazione dei benefici e dei rischi di prodotti potenzialmente utili ai
pazienti. Questa situazione rappresenta quindi un rischio grave per la salute pubblica e dovrebbe
consigliare agli Stati Membri dell'Unione Europea di negare l'autorizzazione al commercio ai
prodotti omeopatici.
Tuttavia, la
Direttiva della
Commissione Europea considera i prodotti omeopatici come medicinali, con l'aggravante di
consentire una procedura semplificata per la loro registrazione in virtù del basso contenuto (o
addirittura dell'assenza) di principi attivi.
Ciò significa che, se anche un prodotto omeopatico non ottiene l'impossibile conferma
scientifica di ciò che finge di voler curare, può comunque essere immesso sul mercato: basta che
dimostri di essere un prodotto "pulito". Questo non richiede il coinvolgimento delle agenzie del
farmaco. La prova che i prodotti omeopatici siano quantomeno sicuri dovrebbe invece essere affidata
agli stessi organismi che controllano la qualità delle acque minerali o di altri alimenti presenti
sugli scaffali dei supermercati.
Tutto questo conferma che la legislazione Europea continua a considerare i prodotti
medicinali come qualsiasi altro bene di consumo. Difatti, attualmente i farmaci sono posti sotto la
giurisdizione della Direzione Generale per l'Industria. Questo può essere accettabile per i
prodotti omeopatici; ma i farmaci dovrebbero essere trasferiti sotto la giurisdizione del settore
della sanità pubblica della Comunità Europea –la Direzione Generale per la Salute e la Tutela dei
Consumatori- che, si spera, sia in grado di distinguere ciò che è utile per i pazienti da ciò che
alimenta solo un mercato vergognoso.
Silvano Gallus, Dr. Sci. Informazione
Dipartimento di Epidemiologia
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