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Social network e clinical trial
16 Aprile 2009
Recentemente è apparso un articolo sul settimanale Newsweek, dal titolo
"Pharma's Facebook", che pone
l'attenzione sul problema del reclutamento negli studi clinici tramite gli "online social network".
Gli "online social network" (reti sociali online) sono spazi virtuali presenti su Internet
in cui gli utenti possono connettersi, comunicare e condividere informazioni in modo personale. I
più noti social network generalisti sono
Facebook (con 132 milioni di utenti in tutto
il mondo di cui almeno un milione in Italia) e
Myspace (con 117 milioni di utenti nel
mondo, di cui 3 in Italia). I social network generalisti ospitano numerose community sui più
svariati argomenti, inclusi argomenti di salute/sanità. Altre reti sociali sono inoltre rivolte ai
medici o ai pazienti che soffrono di particolari patologie.
Per ovviare alla carenza di volontari nelle sperimentazioni cliniche, alcune aziende
farmaceutiche stanno iniziando ad avvalersi dell'aiuto di queste reti sociali, come ad esempio "
Inspire.com" (un social network che mette in
connessione più di 100.000 utenti in tutto il mondo, per scambiarsi esperienze nell'ambito della
salute). Tale questione sta suscitando però non poche perplessità. Per esempio, è stato sostenuto
che, a discapito di una maggiore facilità di reclutare pazienti per i trial clinici, questo tipo di
arruolamento potrebbe introdurre errori sistematici (bias) nei dati.
Abbiamo quindi chiesto un parere riguardo ai potenziali vantaggi e svantaggi del
reclutamento nei trial clinici tramite i social network, con un focus alla realtà Italiana, ad un
esperto di internet e web 2.0 in medicina, il Dott Eugenio Santoro (capo del Laboratorio di
Informatica Medica presso l'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri), e ad un esperto di
studi clinici, il Dott. Giovanni Apolone (capo del Laboratorio di Ricerca Translazionale e di
Outcome in Oncologia presso l'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri).
Secondo il Dott. Santoro, che ha recentemente pubblicato il libro "
Web 2.0 e
Medicina" edito da Il Pensiero Scientifico Editore, l'utilizzo dei social network non solo non
porta a problematiche di rilievo, ma rappresenta uno strumento con potenzialità da non
sottovalutare. Infatti, il principale vantaggio è rappresentato dalla possibilità di reclutare in
modo rapido popolazioni con specifiche condizioni cliniche, e, in particolare, quelle che soffrono
di malattie rare. Ad esempio, "
Patients like me" (un social network
che mette in connessione persone con malattie neurologiche particolarmente invalidanti) ospita
circa 3.500 casi di sclerosi laterale amiotrofica e 11.500 casi di sclerosi multipla. Riuscire a
reclutare anche solo una percentuale di questi numeri, significherebbe raggiungere una numerosità
impensabile rispetto a quella che si otterrebbe con i metodi classici utilizzati negli studi
clinici.
Inoltre, dall'articolo apparso su Newsweek non si evince un concetto importante: il social
network viene utilizzato dai centri di reclutamento o dalle aziende farmaceutiche esclusivamente
come tramite per promuovere uno studio e non direttamente per raccoglierne i dati. Ovvero, per
mezzo dei messaggi inviati ai membri della community, l'azienda contatta i potenziali pazienti da
reclutare, che, se interessati, si dovranno poi rivolgere al centro di reclutamento per sottoporsi
a visite mediche (come già avviene in tutti gli studi clinici) al fine di verificare la loro
effettiva idoneità all'arruolamento.
Secondo il Dott. Santoro, un possibile problema però esiste: l'autoselezione dei soggetti.
Infatti, è plausibile ritenere che coloro che si iscrivono ad un social network possano avere
caratteristiche diverse dalla popolazione generale (ad esempio un livello d'istruzione e un reddito
più elevati). E questo è particolarmente vero in Italia, dove internet, e di conseguenza i social
network, vengono utilizzati più frequentemente da particolari categorie di persone.
D'altra parte, conclude il Dott. Santoro, il reclutamento tramite reti sociali online, a
differenza del "reclutamento classico", permette di raggiungere anche quei soggetti che vivono in
piccoli paesi magari anche distanti dal centro di reclutamento.
Anche il Dott. Apolone sostiene che possano essere molti i vantaggi di questo mezzo per
promuovere alcuni temi relativi alla partecipazione dei cittadini e dei pazienti alla ricerca
clinica e concorda con il Dott. Santoro nell'affermare che, particolarmente per malattie rare,
Internet possa essere un importante strumento per aumentare il livello di informazione
sull'esistenza di studi e quindi facilitare la partecipazione dei pazienti in studi clinici.
Ciononostante, il Dott. Apolone, oltre a condividere le riserve già espresse dal Dott.
Santoro sul problema della rappresentatività dei casi reclutati attraverso questo mezzo che
potrebbe inficiare la generalizzabilità dei risultati e il relativo trasferimento delle conoscenze
al livello della pratica clinica, mette anche in guardia rispetto alla esistenza di un ulteriore
problema. Infatti, i pazienti arruolati in questo modo, facendo parte della stessa rete sociale,
potrebbero interagire scambiandosi informazioni sullo studio, sui trattamenti ricevuti, e sugli
effetti degli stessi. La maggior parte degli studi clinici vengono condotti "in cieco", ovvero il
paziente (e spesso anche il medico) non è a conoscenza del tipo di farmaco che gli viene
somministrato (ad esempio, placebo o farmaco sperimentale). Nel caso in cui però i pazienti
interagiscano tra di loro (attraverso la comune rete sociale), può accadere che vi sia la
possibilità che il mascheramento diventi inefficace e si istauri un condizionamento dovuto alle
esperienze proprie ed altrui. Inoltre, qualora la condizione di cecità dello studio non sia più
garantita, esiste il rischio che alcuni soggetti decidano di interrompere il trattamento, e quindi
di uscire dallo studio clinico, per la sensazione di non avere ricevuto il migliore dei
trattamenti.
Dr. Silvano Gallus (silvano.gallus@marionegri.it)
Dr Irene Tramacere (irene.tramacere@marionegri.it)
Dipartimento di Epidemiologia
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