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Perplessità sull'efficacia degli antiossidanti sull'invecchiamento
Sanità News
2/12/2008
Un team di studiosi britannici che ha condotto un esperimento su vermi Nematodi, ha scoperto che
anche quelli cui venivano dati potenti antiossidanti per combattere il danno ai tessuti generato
dai cosiddetti "radicali liberi" non vivevano piu' a lungo. Sulla rivista Genes and Development i
ricercatori dell'University College of London hanno affermato che non e' emersa alcuna "prova
evidente" che gli antiossidanti possano rallentare l'invecchiamento. Gli antiossidanti sono molto
usati nell'industria della bellezza e della salute da quando nel 1956 venne suggerito che
l'invecchiamento fosse causato da un accumulo di danno molecolare causato da forme reattive
dell'ossigeno, chiamate superossidi o radicali liberi, che circolano nel corpo. La teoria
ipotizzava che gli antiossidanti riuscissero a spazzare via in parte i radicali liberi, limitandone
i danni. Il nuovo studio spiega invece come mai finora siano state trovate vere prove scientifiche
a sostegno di tale teoria. I ricercatori inglesi, coordinati da David Gems, hanno manipolato
geneticamente i nematodi in modo che i loro organismi fossero in grado di spazzare via i radicali
liberi in eccesso. Cio' doveva in teoria permettere loro di ottenere vantaggi in termini di
minore invecchiamento e maggiore durata della vita. Invece i vermi modificati geneticamente sono
invecchiati e vissuti a lungo come gli altri, suggerendo che lo stress ossidativo non e' poi un
fattore cosi' cruciale nell'invecchiamento delle cellule e nella loro morte. Secondo lo scienziato
e' dunque auspicabile seguire una dieta sana. Ma risulta inutile assumere pillole di antiossidanti
o creme che contengono tali sostanze.
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