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Sartani non efficaci per la fibrillazione atriale: il trattamento rimane un problema aperto


COMUNICATO STAMPA

La fibrillazione atriale è la forma più frequente di aritmia nella pratica clinica: ne è affetto il 6% degli individui sopra i 65 anni di età. Le terapie tradizionali sono spesso in grado di ripristinare il ritmo sinusale ma sono associate a un'alta percentuale di recidive, soprattutto quando la fibrillazione atriale è presente da molto tempo.
Studi sperimentali e clinici avevano suggerito un potenziale beneficio di una classe di farmaci, i sartani, bloccanti dei recettori per l'angiotensina II - generalmente usati per l'ipertensione e lo scompenso cardiaco - nella prevenzione degli episodi di fibrillazione atriale. I dati erano incoraggianti, ma condotti con metodologie non adeguate a verificare in modo definitivo questa ipotesi.
Per questo motivo è stato pianificato lo studio GISSI-AF, il cui scopo era di valutare se l'aggiunta di Valsartan alla terapia di routine per la patologia cardiovascolare di base potesse ridurre le recidive di fibrillazione atriale nei pazienti con una storia di fibrillazione atriale recente e associata con malattie/comorbilità cardiovascolari (ipertensione arteriosa nella maggioranza, cardiopatia ischemica, insufficienza cardiaca, diabete).
Sulla prestigiosa rivista scientifica New England Journal of Medicine, nel numero di oggi, sono pubblicati i risultati dello studio GISSI-AF (Atrial Fibrillation), molto atteso dalla comunità scientifica internazionale, il cui obiettivo era di valutare l'efficacia di Valsartan nel prevenire gli episodi di fibrillazione atriale.
Come i precedenti studi GISSI, la ricarca è frutto della collaborazione tra l'Istituto Mario Negri e l'ANMCO (Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri).
Lo studio GISSI-AF è stato condotto su 1442 pazienti, con un'età media di 68 anni, in 114 centri cardiologici distribuiti su tutto il territorio nazionale. Metà dei pazienti ha assunto Valsartan per circa un anno e l'altra metà ha assunto invece un placebo.
I risultati non sono stati favorevoli come si era auspicato: la prima recidiva di fibrillazione atriale, che era l'obiettivo principale dello studio, non è risultata significativamente ritardata dall'uso di Valsartan rispetto al placebo così come non è risultato ridotto il numero di pazienti con più di un episodio di fibrillazione atriale, l'altro obiettivo co-primario  dello studio.
Solo nel sottogruppo dei pazienti con scompenso cardiaco e/o disfunzione ventricolare sinistra, in cui è stata osservata una tendenza a un effetto lievemente migliore di Valsartan rispetto al placebo. Per quanto riguarda il profilo di tollerabilità e sicurezza si è confermato quanto già si sapeva: il trattamento con Valsartan è stato ben tollerato al massimo dosaggio (320 mg/die) nella maggioranza dei pazienti entrati nello studio.
Come interpretare questi risultati? "Le cause della fibrillazione atriale sono complesse e comprendono una serie di alterazioni a livello degli atri del cuore che producono nel tempo delle alterazioni della loro struttura (come la fibrosi dell'atrio) che i sartani dovrebbero contrastare e far regredire. E' possibile pero' che questa azione si esprima su tempi più lunghi di un anno (tempo di durata del GISSI-AF) e che nei soggetti con una lunga storia di episodi ripetuti di fibrillazione atriale, le alterazioni elettriche del cuore prevalgano sulle alterazioni strutturali, provocando le recidive. Il Valsartan non può quindi essere considerato un "antiaritmico", pur mantenendo le indicazioni all'uso per gran parte delle condizioni cardiovascolari che possono determinare l’insorgenza di fibrillazione atriale, come ipertensione arteriosa, scompenso cardiaco, malattia coronarica documentata, diabete mellito ad alto rischio, insufficienza renale" afferma Roberto Latini, Co-chairman dello studio.

Il gruppo GISSI
Il gruppo GISSI (Gruppo Italiano per lo Studio della Sopravvivenza nell'Infarto Miocardico, nato dalla collaborazione tra l'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri e l'ANMCO, che ne hanno insieme promosso l'attività da più di 20 anni), è oggi considerato uno dei più qualificati team di ricerca nel mondo in campo cardiovascolare. 
Il GISSI ha prodotto una serie di studi clinici di grandi dimensioni, che hanno coinvolto più di 60.000 pazienti colpiti da infarto miocardico. Gli studi GISSI hanno ottenuto numerosi riconoscimenti nel mondo della cardiologia internazionale e sono considerati un punto di riferimento metodologico.

The GISSI-AF Investigators. Valsartan for prevention of recurrent atrial fibrillation. N Engl J Med 2009;360:1606-17.

Prof. Silvio Garattini
Direttore
Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri

Per ulteriori informazioni:
Dr.ssa Maria Grazia Franzosi, franzosi@marionegri.it, 02 39014482
Dr. Roberto Latini, latini@marionegri.it, 02 39014454
Dipartimento di Ricerca Cardiovascolare

Lo studio GISSI-AF ha ricevuto un supporto economico da Novartis.
 
Milano, 16 Aprile 2009

 

 
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Ultimo aggiornamento: 8 febbraio 2012 17.26.27 CET