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Vaccino e influenza A
La Stampa
Dopo il primo caso grave di influenza A gli italiani si chiedono quanto e come devono
preoccuparsi in vista del picco di contagi di novembre. Chiediamo al professor Silvio Garattini,
medico e farmacologo, fondatore e direttore dell'istituto Mario Negri di Milano, di rispondere alle
domande che gli italiani si fanno in questi giorni.
Professore, lei che cosa consiglia: vaccino di massa sì o no?
"Niente allarmismi e cautela innanzitutto. Stiamo parlando di un vaccino "virtuale", che al
momento non c'è. Si stanno ancora facendo i test, poi vanno valutati gli effetti collaterali,
quindi ci vorrà l'approvazione delle autorità regolatorie. Infine ci sarà da attendere i tempi di
produzione e distribuzione. Insomma, ammettendo che si parta davvero il 15 novembre, se ci saranno
due somministrazioni il sistema non sarà efficiente prima di fine anno. Per ora quindi raccomando
cautela perché si rischia di dare delle indicazioni che poi potranno essere disattese e cambiate. E
ripeto: ammesso che si parta davvero il 15 novembre...".
Perché, ha dei dubbi? I test quanto tempo richiederanno?
"Perché siano significativi devono essere fatti su migliaia di persone, poi bisognerà
attendere di vedere qual è la produzione di anticorpi per stabilire quale dovrà essere la dose. Per
questo è fondamentale che non ci sia alcuna fretta in questa fase".
Danni collaterali: si parla molto di quelli provocati da un vaccino simile nel 1976, negli
Stati Uniti. E' un pericolo fondato anche oggi?
"In quel caso si erano verificati danni importanti a livello neurologico - sindrome di
Guillain-Barré - perché gli anticorpi agivano anche sul sistema nervoso, così quella vaccinazione
fu sospesa. Ma da allora sono passati trent'anni e oggi non è il caso di fare allarmismo anche su
questo. Ciò non toglie che si debba esercitare la massima attenzione".
Margaret Chan, direttore generale dell'Oms, ha detto che l'influenza A è la prima pandemia
del XXI secolo. Abbiamo davvero questa "fortuna"?
"Dipende dalla definizione di "pandemia", e non tutti sono d'accordo. Se è riferita alla
presenza di un virus nuovo, che prima non circolava, certamente è vero; se invece allude al fatto
che ne sono colpiti molti Paesi, questo è già successo".
Lei raccomanda cautela. Ma è ragionevole stare tranquilli? Dal suo osservatorio
privilegiato ha potuto verificare che la macchina si sia mossa nei tempi e nei modi
giusti?
"Bisogna agire man mano che evolvono i fatti ed essere pronti. Il governo ha messo in moto
una commissione di emergenza e questa sta facendo il suo lavoro. Quanto ai cittadini, invece, è
importante che le informazioni vengano intensificate senza soprattutto creare panico. Allo stato
attuale non ce ne è motivo. Quello che invece bisogna assolutamente evitare è che la gente si
precipiti a intasare i Pronto soccorso e a farsi raccomandare per avere vaccino e farmaci".
Quindi, per ora solo precauzioni non farmacologiche? Lavarsi le mani, evitare i luoghi
affollati...
Ma serve?
"Quello è buon senso e non andrebbe mai abbandonato".
Il vaccino invece è anche un gran business. Quante aziende lo produrranno?
"Sono quattro. Evidentemente l'affare è enorme, solo il governo francese ha detto che
spenderà un miliardo di euro. E qui bisognerà davvero vigilare perché gli interessi industriali non
prevalgano su quelli della gente.
Che cosa pensa dell'ipotesi della riapertura posticipata delle scuole?
"Non ha senso. Considerando che il picco dell'epidemia sarà a novembre, bisognerebbe tenerle
chiuse fino al nuovo anno, se non a primavera. Semmai si può pensare, come peraltro già si è fatto
in qualche caso, a una chiusura mirata di qualche giorno nelle scuole con diversi casi di contagio,
ma sono situazioni che vanno valutate caso per caso".
Sara Ricotta Voza
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