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Verso l'identificazione della cellula staminale tumorale dell'ovaio
Il tumore dell’ovaio rappresenta in Italia il 3 per cento di tutte le diagnosi di tumore, colpendo circa 4000 donne ogni anno. Purtroppo è un tumore che non dà segni di sé fino a quando non ha raggiunto dimensioni notevoli, rendendo difficile una diagnosi precoce e quindi influenzando pesantemente l'esito delle cure. Negli stadi iniziali, ossia quando il tumore è localizzato all’ovaio, il risultato di una terapia adeguata è soddisfacente. Secondo i rapporti annuali della FIGO (Federazione Internazionale di Ginecologia e Ostetricia) negli stadi iniziali (stadio I) la sopravvivenza a cinque anni è pari all'85 per cento; così non è negli stadi avanzati (con malattia che si estende al di fuori dell’ovaio) in cui la sopravvivenza a cinque anni scende al 50-30 per cento. La terapia del tumore in stadi avanzati è generalmente l’intervento chirurgico seguito da cicli di chemioterapia; esistono diversi schemi, ma sicuramente uno dei più usati è quello a base di paclitaxel e di cisplatino o carboplatino. Il tumore dell’ovaio è un tumore generalmente molto responsivo alla chemioterapia, purtroppo però dopo un periodo di remissione di durata variabile, il tumore si ripresenta (recidiva) e diventa più difficile il controllo della malattia perché il tumore diventa sempre meno responsivo a successivi cicli di chemioterapia.
Lo studio della biologia del tumori ha permesso negli ultimi anni di formulare l’ipotesi dell’ esistenza di una cellula staminale del tumore. Secondo questa teoria le cellula staminale del tumore è una cellula tumorale che ha le caratteristiche che definiscono una cellula staminale normale e cioè il potenziale di replicarsi in maniera indefinita, di dare origine a cellule diverse, che costituiscono la maggior parte della massa tumorale e di essere più resistente alla radio-chemioterapia. Questa teoria ha delle profonde implicazioni non solo per l’eziopatogenesi dei tumori, ma anche per il trattamento degli stessi. Infatti se solo una piccola minoranza di cellule è responsabile dello sviluppo e mantenimento della neoplasia l’obiettivo della terapia deve essere quello di identificarla per essere in grado di sradicarla completamente. Se queste cellule, come dati recenti sembrerebbero suggerire, ha una diversa sensibilità al trattamento radio-chemioterapico rispetto alle cellule non staminali, che rappresentano la maggior parte della massa neoplastica, si potrebbe spiegare l’incapacità degli attuali regimi terapeutici di curare i tumori solidi. In questo caso i trattamenti tradizionali colpirebbero prevalentemente cellule in rapida proliferazione, mentre risparmierebbero le cellule staminali tumorali che rappresentano una minoranza e sono il più delle volte quiescenti. Se però anche una sola di queste cellule staminali sopravvive, la recidiva è possibile perché questa cellula ha tutte le potenzialità di dare origine al tumore.
Questa teoria è stata dimostrata vera per le leucemia e per alcuni tumori solidi (tumore del seno, prostata, glioblastoma). Per altri tipi di tumore, come per esempio il tumore dell’ovaio, esistono prove dell’esistenza di una cellula staminale dell’ovaio, le cui caratteristiche devono però ancora essere ben definite. Un gruppo di ricercatori del laboratorio di Farmacologia Molecolare dell’Istituto Mario Negri, coordinati da Giovanna Damia - grazie alla collaborazione con il Prof. Costantino Mangioni, del reparto di Ginecologia dell’Ospedale Nuovo San Gerardo di Monza - è riuscito a identificare da biopsie di tumore dell’ovaio una cellula con le caratteristiche di cellula staminale dell’ovaio. Siamo infatti riusciti a dimostrare che la cellula da noi identificata è in grado di formare tumore quando trapiantata in modelli sperimentalu immuno-deficienti, dando origine a un tumore simile a quello da cui è stata isolata. Questa cellula ha caratteristiche in vitro di una cellula staminale ed è più resistente ai diversi farmaci antitumorali attualmente usati nel trattamento del carcinoma dell’ovaio. Avere sistemi cellulari con caratteristiche di cellule staminali ci permetterà di profilare al meglio la sensibilità a diversi farmaci (di vecchia e nuova generazione) per individuare quelli attivi contro le cellule staminali tumorali. Sono inoltre in corso studi per isolare fisicamente la cellula staminale dell’ovaio rispetto alle altre cellule che costituiscono la maggior parte del tumore mediante particolari tecniche di separazione. Questi studi ci permetteranno di avere popolazioni purissime di cellule staminali tumorali che possiamo studiare - a livello di espressione di geni e proteine - per identificare nuovi bersagli terapeutici mirati da colpire farmacologicamente.
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