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Una ricerca su oppioidi e dolore da cancro
I farmaci oppioidi: croce e delizia dei medici italiani. Sì, perché a fronte di una minoranza che ne sostiene convintamente l’importanza nel trattare il dolore severo nei propri malati, continua a esistere una maggioranza che se ne tiene alla larga, pervasa di paure su chissà quali effetti collaterali, dipendenze, abusi,….. insomma, meglio restare fuori! E così l’Italia permane stabilmente agli ultimi posti a livello europeo nella prescrizione terapeutica degli oppioidi, nonostante leggi recenti sulla terapia del dolore e le cure palliative e sulla ricettazione semplificata di questi farmaci.
Su un terreno così refrattario il C.E.R.P. (Center for the Evaluation and Research on Pain) ha deciso di lanciare un trial clinico proprio sugli oppioidi e il dolore da cancro. “Forse si finirà col piovere sul bagnato, perché al nostro progetto hanno aderito 84 centri italiani tra oncologie e cure palliative, ma forse, e lo speriamo, si riuscirà a fare da apripista nell’uso consapevole di questi farmaci” afferma Oscar Corli, dell’Istituto Mario Negri, coordinatore della ricerca. Lo studio si propone di valutare se quattro oppioidi maggiori (morfina, ossicodone, fentanyl e buprenorfina), accomunati in letteratura dall’appartenenza alla stessa famiglia farmacologica e, di conseguenza, ritenuti abbastanza equivalenti e interscambiabili, sono davvero così simili oppure no. Quattro bracci da 250 pazienti l’uno per valutare, lungo un follow-up di 28 giorni, quanto per ogni farmaco varia l’intensità del dolore, la percentuale di soggetti responders e non, l’entità della dose-escalation, la necessità di uno switch verso altro farmaco per inefficacia e/o elevata tossicità, il ricorso a trattamenti rescue e coanalgesici, il profilo di sicurezza. Al momento, su scala mondiale, non esiste un lavoro comparativo a così ampio raggio. In più, si è deciso di confrontare i dati clinici appena descritti con il profilo genetico di tutti i pazienti studiati mediante un’analisi “genome-wide”, in collaborazione con l’unità di genetica dell’Istituto dei Tumori di Milano. Il rapporto tra oppioidi e genetica ha ancora contorni vaghi, avendo la ricerca individuato finora solo alcuni geni candidati che possono interferire con l’azione di questi farmaci; l’analisi sull’intero genoma potrebbe apportare nuove conoscenze.
“In termini organizzativi” continua Corli “siamo arrivati alla fase di valutazione da parte dei Comitati Etici dei centri coinvolti, dopo aver già incassato positivamente il parere unico del CE dell’INT di Milano. I primi reclutamenti dovrebbero iniziare a febbraio 2011 e, se tutto va come previsto, in un anno dovremmo chiudere la fase di inserimento dei casi.
Dopo lo studio osservazionale di outcome, concluso al termine del 2007, questo RCT rappresenta un nuovo rilevante passo del nostro Istituto e del nostro centro, nella ricerca di nuove conoscenze nel campo del dolore di natura oncologica”.
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