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Infarto: l’aumento della lipoproteina (a) nel sangue è una delle cause
Livelli elevati di lipoproteina(a) aumentano il rischio di infarto nella popolazione europea portatrice di alcune varianti del gene che regola la produzione di questa proteina.
La notizia, pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica “New England Journal of Medicine” viene da un'importante studio del gruppo PROCARDIS, un consorzio di ricerca europeo nato con un finanziamento della Commissione Europea e a cui insieme all'Italia partecipano Svezia, Regno Unito e Germania. In Italia il PROCARDIS è coordinato dal Dipartimento di Ricerca Cardiovascolare dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, ed è condotto in collaborazione con il GISSI – Gruppo Italiano per lo Studio della Sopravvivenza nell'Infarto, e con il supporto dell'AVIS - Associazione Volontari Italiani Sangue.
Le malattie cardiovascolari sono molto diffuse nei paesi industrializzati occidentali e costituiscono, attualmente, la principale causa di morte a livello mondiale. L'infarto è la principale di queste malattie. La maggioranza degli infarti si manifesta nei pazienti che presentano aterosclerosi coronarica, ovvero la presenza sulla parete delle arterie di una placca ateromatosa che si forma in seguito all'accumulo di lipidi, di colesterolo e di altre componenti della parete dei vasi. La placca aterosclerotica è instabile e la sua rottura porta alla formazione di un trombo che può occludere i vasi che irrorano il cuore, le coronarie, provocando quindi l'infarto, la cui conseguenza è la morte di una parte delle cellule muscolari del cuore (necrosi del miocardio). Anche dopo la guarigione dall'infarto possono restare danni con una perdita di funzionalità del cuore.
Da tempo sono conosciuti i principali fattori di rischio per la malattia coronarica che si possono suddividere in fattori predisponenti non modificabili (come l'età, il sesso maschile, la predisposizione familiare,) e fattori predisponenti controllabili (come l'aumento del colesterolo totale, soprattutto del colesterolo LDL (il cosiddetto “colesterolo cattivo”), la diminuzione dei livelli di colesterolo HDL (“colesterolo buono”), l'aumento dei trigliceridi, l'ipertensione arteriosa, il diabete mellito (tipo 2), l'obesità, il fumo.
A differenza degli altri lipidi, come il colesterolo LDL, HDL e i trigliceridi, la quantità di lipoproteina(a) non è modulabile attraverso la dieta o l'esercizio fisico, poiché risulta essere in gran parte determinata geneticamente. Il gene LPA è il responsabile della quantità di lipoproteina(a) nel sangue, e regola i livelli di produzione della proteina attraverso alcune varianti genetiche, che sono dei cambiamenti a livello di una singola base del DNA che costituisce tale gene. Una persona su sei è portatrice nel suo DNA di almeno una delle due varianti genetiche individuate dallo studio PROCARDIS e ha, di conseguenza, livelli più elevati di lipoproteina(a) e un rischio di infarto raddoppiato rispetto ai soggetti con genotipo normale; i soggetti portatori di entrambe le varianti hanno un rischio quadruplicato. Va anche sottolineato che i livelli plasmatici di lipoproteina(a) sono molto variabili tra gli individui, per esempio differiscono tra maschi e femmine e fra individui di etnia diversa, sebbene dallo studio non siano emerse differenze di rischio legate al sesso e all'età.
E' importante anche sottolineare che l'aumento di rischio per l'infarto determinato da livelli elevati di lipoproteina(a) è inferiore a quello determinato da altri fattori di rischio, per esempio da livelli elevati di LDL. Quindi, in caso di alti livelli di lipoproteina(a), per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari, la raccomandazione pratica è quella di minimizzare gli altri fattori, più facilmente controllabili attraverso le abitudini di vita quali la dieta, l'esercizio fisico, l'abitudine al fumo, ecc.
Le statine, farmaci che abbassano i livelli di lipidi nel sangue, sono pressoché inefficaci ad abbassare i livelli di lipoproteina(a) nel sangue; sembra invece funzionare un farmaco esistente da tempo, l'acido nicotinico o niacina. Nuove molecole in arrivo sul mercato, come l'anacetrapib, un inibitore della CETP (Colesteryl-ester transfer protein) e il mipomersen, un inibitore della sintesi dell'apolipoproteina b, un componente della lipoproteina(a), hanno dato risultati promettenti. Attualmente i livelli plasmatici di lipoproteina(a) non vengono determinati di routine in pazienti con malattie cardiovascolari, né viene effettuato l'esame del DNA. Tuttavia il monitoraggio e lo screening potrebbero essere di utilità nei pazienti con storia personale o familiare di cardiopatia ischemica prematura, dislipidemia o iperlipidemia refrattaria alla terapia.
Francesca GORI
Dipartimento di Ricerca Cardiovascolare
Istituto Mario Negri, Milano
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