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Dal mondo al Mario Negri
James Neil Fisher
Che cosa ti ha portato in Italia e all’Istituto Mario Negri?
La mia fidanzata è di Milano e quindi questo è sembrato il posto più ovvio dove venire in Europa. Una volta qui, ho fatto richiesta presso diverse istituzioni, sia in Italia sia in altri Paesi. Quando il Professor Garattini mi ha invitato qui in Istituto, sono rimasto molto colpito dall’ampio respiro della ricerca svolta qui. Il fatto che il Programma di Phd sia svolto con la Open University e sia in lingua inglese era anche molto importante per me.
Qual è la tua area di ricerca qui? E perché l’hai scelta?
Sto studiando il ruolo dei microRNA nel cancro della mammella, in particolare la risposta ai retinoidi. I miRNAs sono piccole molecole di RNA non codificanti che sono implicate in una serie di processi biologici, tra cui la proliferazione e lo sviluppo cellulare, l’apoptosi, il metabolismo dei grassi e il cancro. La lista dei processi in cui sono coinvolti continua a crescere. In poche parole, si legano a mRNA e bloccono la traduzione da mRNA a proteine. Poichè sono presenti grande quantità (oltre 1000 negli esseri umani finora) e ciascuno di essi può bloccare più di un mRNA, il quadro è piuttosto complicato. Il rovescio della medaglia di questa complessità, è che dal momento che i miRNA hanno effetto su più geni si ha la possibilità di controllare interi pathways, piuttosto che un solo punto. La ricerca di RNA non codificanti è un campo in rapida espansione. Si tratta, quindi di un campo interessante in cui lavorare.
Qual è il risultato principale che hai ottenuto qui con il tuo gruppo e su cosa stai lavorando ora?
Attualmente stiamo lavorando sulla caratterizzazione dell’espressione dei miRNAs in una linea celluare di cancro della mammella, “SKBR-3”. In seguito al trattamento con retinoidi e Lapatinib, una piccola molecola che inibisce HER-2 . Un lavoro recente nel nostro laboratorio ha dimostrato che queste cellule sono sensibili a questi agenti, ma soprattutto sensibili alla combinazione e vorremmo sapere quali sono gli effetti sui miRNAs e sui processi da loro regolati.
Cosa pensi dell’Italia in confronto alla Nuova Zelanda, che cosa apprezzi di più e cosa invece ti piace meno qui?
Domanda difficile! E’ un po’ come paragonare mele e arance. Entrambe i Paesi hanno i loro aspetti positivi e negativi, e nonostante le somiglianze sono molto diversi. Che cosa mi piace dell’Italia? Una delle cose che mi piacciono di più qui è sicuramente il cibo, è davvero incredibile. Anche le persone qui mi piacciono, sono molto calde e ospitali. La cosa che sicuramente non mi piace invece è la burocrazia, fare la carta d’identità è stato un incubo. Oh, e anche il parcheggio! Parcheggiare a Milano è una cosa folle. Non ho mai visto parcheggi così ingegnosi in vita mia.
Cosa pensano in Nuova Zelanda dell’Europa e in particolare dell’Italia? Cosa pensano della ricerca italiana?
Molti neozelandesi dopo l’Università partono dalla Nuova Zelanda per viaggiare qualche anno. La grande maggioranza di loro quando viene in Europa va a Londra, per cui per molti neozelandesi Europa significa Londra. Per quanto riguarda l’Italia, penso che molte persone la associno alla pizza e al famoso finto accento italiano così diffuso anche in televisione.
Quali sono I tuoi obiettivi per il futuro?
Finire il mio PhD e poi Postdoc in Australia, forse.
Come ti senti dopo due anni qui? Più italiano o più neozelandese? Sei riuscito a viaggiare molto in Europa?
Per me la Nuova Zelanda è sempre casa, ma nello stesso tempo mi sento molto a casa anche qui a Milano. Penso che per sentirmi italiano, però, dovrei prima capire bene gli italiani e siete parecchio complicati!
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