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Alzheimer: i piccoli aggregati di beta amiloide danneggiano la memoria anche senza il prione


Alzheimer: i piccoli aggregati di beta amiloide danneggiano la memoria anche senza il prione 
 
Il ruolo della proteina beta amiloide nella malattia d’Alzheimer è stato di recente confermato da una ricerca svolta interamente all’Istituto Mario Negri di Milano, frutto della collaborazione tra il Dipartimento di Neuroscienze diretto da Gianluigi Forloni e quello di Biochimica e Farmacologia Molecolare, diretto da Mario Salmona e pubblicato sull’ultimo numero della prestigiosa rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences, USA.
Lo studio dimostra che piccoli aggregati solubili della proteina beta amiloide detti oligomeri, simili a quelli riscontrabili nel cervello dei pazienti affetti da Alzheimer, preparati con una tecnica innovativa, se applicati direttamente nell’encefalo di animali da laboratorio producono un danno selettivo della memoria, come dimostrato da Claudia Balducci, co-autrice del lavoro.
La disfunzione neuronale prodotta dagli oligomeri sembra danneggiare il processo di consolidamento dell’informazione, lo stesso danno che si riscontra nelle fasi precoci della malattia di Alzheimer. I pazienti ricordano facilmente eventi passati  ma faticano a “fissare” informazioni recenti.
Lo studio dimostra che questo fenomeno non si verifica quando viene iniettata beta amiloide non aggregata, oppure aggregata ma in strutture di grosse dimensioni non solubili (fibrille). Grazie a una tecnologia molto raffinata (surface plasmon resonance), sviluppata al Mario Negri da Marco Gobbi, co-autore del lavoro, è stato possibile dimostrare che gli oligomeri legano la proteina prionica la cui forma patologica è responsabile del Morbo della Mucca Pazza, confermando quanto sostenuto di recente da un gruppo americano. Tuttavia quando gli oligomeri sono stati applicati ai topi che erano privi della proteina prionica, il loro comportamento non era diverso da quello dei topi normali: anch’essi mostravano un deficit di memoria. Quindi, al contrario di quanto proposto dai ricercatori americani, gli oligomeri di b amiloide possono attaccarsi alla proteina prionica, ma questo legame non è importante per i danni alla memoria indotti dai piccoli aggregati.

"La ricerca - commenta Gianuigi Forloni - è importante perché conferma in maniera diretta il ruolo chiave degli oligomeri di beta amiloide nella malattia di Alzheimer, proponendo un modello di studio semplice e utilizzabile per identificare nuovi approcci terapeutici. Inoltre i nostri dati sembrano escludere un coinvolgimento diretto della proteina prionica nel danno cognitivo nella demenza di Alzheimer: le due malattie - Alzheimer e Morbo della Mucca pazza - hanno quindi probabilmente meccanismi patologici diversi”.

 

                                                                                              Milano, 14 gennaio 2010

 

Prof. Silvio Garattini 

Direttore 

Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri

SG/177
 
Per ulteriori informazioni: Dr. Gianluigi Forloni - Tel. 02-39014462 
E-mail: forloni@marionegri.it
Ufficio Stampa: Dr.ssa Isabella Bordogna - bordogna@marionegri.it - Tel. 02-39014581 - Cell. 339-2796411

 

 
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Ultimo aggiornamento: 18 gennaio 2010 14.42.58 CET