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Dalla ricerca italiana una via per migliorare i risultati del trapianto
Pubblicati sul New England Journal of Medicine i risultati della ricerca condotta dall'Istituto Mario Negri in collaborazione con il Nord Italia Transplant e i Centri Trapianto di Bergamo, Genova e Padova.
23/01/06
Il trapianto di rene è la cura più efficace per le malattie del rene, (quelle gravi, che
compromettono la funzione dei reni e portano alla dialisi).
Col trapianto la qualità di vita è di gran lunga migliore. In Italia (ma è così
dappertutto), pochi arrivano al trapianto e molti ammalati (più di 50.000 solo in Italia) restano
in dialisi.
Non ci sono abbastanza donatori. Un modo di aumentare il numero di trapianti, è quello di
utilizzare reni di persone anziane (che una volta si scartavano) ed eventualmente trapiantare due
reni – invece che uno – nello stesso ricevente.
Questa attività è stata introdotta in Italia dai ricercatori del Mario Negri insieme ai
chirurghi e ai medici dell'Ospedale di Bergamo con risultati molto buoni. Oggi c'è un passo avanti
importante. Gli stessi ricercatori, in collaborazione con il Nord Italia Transplant e i Centri
Trapianto di Bergamo, Genova e Padova, hanno dimostrato che si possono migliorare ancora i
risultati a distanza del trapianto.
Quando il donatore ha più di 60 anni, si studia la qualità del tessuto renale attraverso una
biopsia (si preleva un frammento di pochi milligrammi di rene e lo si studia al microscopio).
Indipendentemente dall'età, il rene la cui struttura è ancora ben conservata, può bastare al
ricevente per fare una vita normale anche se se ne trapianta uno solo. Se la struttura dei reni non
è perfetta se ne devono trapiantare due (e fanno benissimo il lavoro di un rene ideale). Capita,
qualche volta, che al microscopio si vedono reni con gravissime lesioni anche in persone
relativamente giovani.
Questi reni non vanno trapiantati perché, una volta fatto il trapianto saprebbero funzionare
solo per pochi mesi. I risultati a lungo termine del programma dei ricercatori del Nord Italia,
grazie all'impiego di questi criteri, sono stati molto buoni, molto superiori a quelli di qualunque
altro programma che preveda l'impiego di donatori anziani.
Il
New England Journal of Medicine ha affidato a Frank Delmonico, Presidente
dell'organizzazione che negli Stati Uniti si occupa della raccolta degli organi per il trapianto,
di commentare il lavoro in un editoriale. Scrive Delmonico: “ il lavoro del gruppo dei ricercatori
italiani fa intravedere una strada nuova per utilizzare al meglio i pochi organi a disposizione e
contribuirà al successo del trapianto in ogni parte del mondo”.
Bergamo, 23 gennaio 2006
Embargo: Mercoledì 25 gennaio 2006 ore 24.00
Prof Silvio Garattini
Direttore
Per ulteriori informazioni:
· Giuseppe Remuzzi:
gremuzzi@marionegri.it
· Piero Ruggenenti:
ruggenenti@marionegri.it
SG/127
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