|
Una speranza per il trapianto: con la terapia genica si può evitare il rigetto cronico
15/05/06
Uno studio condotto nei Laboratori del Dipartimento di Medicina Molecolare dell'Istituto Mario
Negri di Bergamo che verrà pubblicato su JASN - Journal of the American Society of Nephrology – ha
dimostrato che è possibile evitare il rigetto cronico del trapianto con la terapia genica.
Chi fa un trapianto (di rene, cuore o fegato) ha oggi 90 probabilità su 100 di stare bene a
un anno dall'intervento chirurgico. Ma i risultati al lungo termine – 10 anni e di più – non sono
così buoni. È perché i farmaci antirigetto che si usano adesso hanno eliminato quasi del tutto il
rigetto acuto (quello che si verifica entro un mese dal trapianto) ma non sanno contrastare quello
che i medici chiamano rigetto cronico, una forma di danno progressivo all'organo che si manifesta
negli anni e porta pian piano alla perdita della funzione del rene (o del cuore o del fegato). E
così si deve fare un altro trapianto e chi non arriva in tempo, muore, o nel caso del rene, resta
in dialisi.
I ricercatori del Negri Bergamo hanno trasferito al rene del donatore, prima del trapianto,
il gene che forma una proteina (in gergo tecnico si chiama CTLA4Ig) capace di ridurre, ma solo lì
dove serve, l'attivazione del sistema immune, responsabile del rigetto. Il gene immunomodulatore è
trasportato da un virus inattivo che fa sì che la proteina si esprima nel rene per lungo tempo. Il
rene così modificato viene trapiantato in un animale incompatibile. Se lo stesso trapianto si fa
senza terapia genica gli animali sviluppano nel tempo un rigetto cronico, ma quelli che hanno
ricevuto il rene modificato con CTLA4Ig non hanno segni di rigetto cronico.
I ricercatori di Bergamo hanno potuto documentare che con la terapia genica si formano
nell'organismo del ricevente cellule chiamate “regolatorie” così il sistema immunitario del
ricevente riconosce l'organo del donatore come se fosse proprio.
È quello che i medici chiamano tolleranza immunologica.
“Questo studio – dice Ariela Benigni, capo del Dipartimento di Medicina Molecolare, autore
della ricerca – dimostra per la prima volta come la terapia genica, concepita originariamente come
cura per le malattie genetiche, consenta di prevenire il rigetto cronico confinando l'utilizzo
della terapia immunosoppressiva, a basse dosi, solo nei primi giorni dall'intervento chirurgico”.
Il lavoro del gruppo di ricercatori dell'Istituto Negri di Bergamo fa intravedere una strada
nuova per un problema ancora irrisolto nella medicina del trapianto. Questi studi potranno in
futuro avere applicazioni importanti per migliorare la cura del trapianto nell'uomo. Ma prima
servono verifiche in animali di taglia superiore.
Bergamo, 15 maggio 2006
Prof. Giuseppe
Remuzzi
Prof. Silvio Garattini
Coordinatore delle Ricerche
Direttore
Per ulteriori informazioni:
Dott. Ariela Benigni
Email:
abenigni@marionegri.it - Tel. 035/319888
Ufficio Stampa: Francesca Di Fronzo
Email:
difronzo@marionegri.it - Tel. 035/319888
|