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Trapianto di fegato e rene per curare una malattia genetica rara
14/12/07
Si svolgerà sabato 15 dicembre presso il “Centro di Ricerche Cliniche per le Malattie Rare Aldo
e Cele Daccò” a Villa Camozzi, la Consensus Conference internazionale sulla Sindrome Emolitico
Uremica (SEU), una malattia rara che si manifesta con anemia, diminuzione del numero delle
piastrine e formazione di trombi nei capillari del rene, e che rappresenta la prima causa di
insufficienza renale acuta nei bambini. L’incontro coinvolgerà nella mattinata i massimi esperti,
medici e ricercatori, sulla SEU, e nel pomeriggio anche i malati e le loro famiglie.
La SEU colpisce 2 bambini ogni 10.000, quasi sempre nei primi anni di vita, per
lo più dopo un episodio di gastroenterite e in questi casi la causa della malattia è un batterio
della famiglia dell’Escherichia-coli. La maggior parte di questi bambini guarisce una volta
risoltasi l’infezione. C’è però una forma ancora più rara di sindrome emolitico-uremica che è
dovuta a cause genetiche che si manifesta spesso in bambini molto piccoli, a volte addirittura alla
nascita, anche se in alcuni casi l’esordio si ha più tardi, anche in età adulta. Questa forma
genetica attualmente non ha una cura specifica, alcuni pazienti rispondono all’infusione di plasma,
ma la maggior parte ha danni così gravi ai reni da aver bisogno della dialisi. Purtroppo il
trapianto renale non è una soluzione perché dopo un po’ la malattia si ripresenta anche nel rene
trapiantato.
Le alterazioni responsabili di queste forme rare di SEU sono a carico di alcuni
geni che regolano la sintesi di un gruppo di proteine cosiddette del complemento. Più del 30% dei
pazienti ha alterazioni nel gene che regola la sintesi del fattore H, una proteina prodotta quasi
esclusivamente dal fegato. Per questo il trapianto di rene non ha successo, infatti anche dopo il
trapianto l’anomalia genetica, che è nel fegato, rimane e la malattia torna a colpire l’organo
trapiantato. Proprio perché la dialisi nei bambini molto piccoli è difficile da fare e non si può
fare il trapianto, la maggior parte dei bambini che nascono con questo difetto genetico muore in
tenera età dopo molte sofferenze.
Gli studi fatti alcuni anni fa dai ricercatori del Dipartimento dei Trapianti dell’Ospedale
di Bergamo e del Mario Negri in due bambini con alterazioni genetiche nel fattore H, hanno
dimostrato che un trapianto di fegato era in grado di curare il difetto genetico restituendo all’o
rganismo la capacità di sintetizzare il fattore H. Questo ha protetto il rene trapiantato
contemporaneamente dalla ricaduta della malattia. Questa strategia però si associava a gravi
complicanze sul fegato trapiantato. Oggi grazie ad ulteriori studi siamo in grado di prevenire
queste complicanze e altri 3 malati che hanno ricevuto un doppio trapianto di fegato e rene stanno
bene con entrambi gli organi ben funzionanti. ll trapianto combinato di fegato e rene potrebbe
aiutare anche altri bambini affetti da forme di SEU dovute ad alterazioni in geni che regolano la
sintesi di altre proteine del complemento prodotte dal fegato, come il fattore I, il fattore B e il
componente 3 del complemento.
Durante l’incontro scientifico della mattina, i maggiori gruppi di ricerca
mondiali che si occupano di SEU (europei e statunitensi), si incontreranno per analizzare le
esperienze di ciascuno, scambiarsi idee e fornire linee guida standardizzate per la valutazione e
il trattamento dei malati di SEU con insufficienza renale terminale, focalizzando l’attenzione
sulle indicazioni e le modalità del trapianto combinato di fegato e rene. Il pomeriggio sarà
dedicato a un dibattito aperto anche a chi soffre di questa malattia, per cercare di rispondere ad
alcuni dei quesiti specifici dei malati e delle loro famiglie sulle nuove opportunità di
trattamento di questa malattia. Sono state invitate circa 20 persone, soprattutto bambini, di 8
famiglie diverse (6 italiane e 2 straniere) che presentano anomalie genetiche per cui il trapianto
combinato di fegato e rene potrebbe rappresentare una terapia risolutiva.
Il Centro Daccò è diventato un importante punto di riferimento per tutti coloro
che studiano o che sono affetti da SEU. Dal 1996 coordina il Registro Internazionale della SEU (una
rete di 90 strutture sanitarie italiane e 60 estere) e ha lo scopo di studiare le anomalie
biochimiche e genetiche di questa malattia, migliorare le possibilità di cura e trovare approcci
terapeutici innovativi, raccogliere dati clinici dei pazienti e dei loro familiari, fornire
informazioni aggiornate sulla malattia ai medici e alle famiglie.
Giuseppe Remuzzi, Coordinatore delle Ricerche
Ufficio Stampa - Francesca Di Fronzo, tel. 035 319888 – cell 349 4740949 – email:
difronzo@marionegri.it
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