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04/02/2004

Dopo il comunicato ufficiale dell'Agenzia Sanitaria britannica dello scorso mese di Dicembre, anche l'Agenzia statunitense (FDA; Food and Drug Administration) lunedì 2 febbraio ha espresso preoccupazione per l'aumento dei casi di suicidio o rischio di atti di violenza nei bambini e adolescenti in trattamento con antidepressivi.

I farmaci imputati appartengono alla classe terapeutica degli SSRI (gli inibitori selettivi del reuptake della serotonina, un neurotrasmettitore cerebrale) e in particolare sono la paroxetina, la sertralina, la venlafaxina e il citalopram, ma non la fluoxetina.

Tutti questi farmaci sono comunemente utilizzati per il trattamento dei disturbi depressivi maggiori dell'adulto, ma la cui efficacia e sicurezza nei bambini e negli adolescenti sono ancora da documentare in modo adeguato. In tale contesto, dove i rischi (gravi) superano i dimostrati benefici, l'Agenzia inglese ha vietato l'uso di questi farmaci, con la sola eccezione della fluoxetina, nei pazienti minori di 18 anni.

Dal canto suo la FDA americana, oltre a segnalare agli operatori sanitari i potenziali rischi, ha incaricato una commissione tecnica di esperti di valutare tutti i dati disponibili (anche quelli che le ditte produttrici forniranno) ed esprimere un giudizio entro i prossimi sei mesi. I recenti provvedimenti sono conseguenti sia alla denuncia/testimonianza di alcuni genitori sia alla presentazione dei risultati di due studi clinici condotti con bambini e adolescenti con depressione maggiore.

In Italia, stime accurate circa l'entità della patologia nella popolazione pediatrica e la terapia farmacologica utilizzata non sono disponibili. Le analisi effettuate dal Laboratorio per la Salute Materno-Infantile dell'IRFMN di Milano e dal CINECA di Bologna, nell'ambito del Progetto Nazionale ARNO documentano che nel 2002 i giovani italiani con meno di 18 anni in terapia con farmaci antidepressivi della classe SSRI sono stati 2,1 ogni 1000 (quindi una stima di circa 22.000 pazienti bambini o adolescenti). L’uso più frequente è stato per la classe d’età 14-17 anni (6,6 ogni 1000) e per le ragazze (8,4 verso 4,8 per i maschi). Il farmaco più utilizzato è stato, come per gli adulti, la paroxetina.

In considerazione, del numero di pazienti pediatrici in terapia con SSRI, della discutibile efficacia terapeutica di questi farmaci in questa popolazione e della gravità dei potenziali rischi è auspicabile che anche in Italia si proceda tempestivamente a definire in modo appropriato la dimensione del problema; valutare i benefici e i rischi dei trattamenti; stilare indicazioni per gli operatori sanitari e informazioni per i pazienti e le loro famiglie; monitorare in modo sistematico e duraturo la qualità delle cure che i bambini e gli adolescenti con disturbi psichici ricevono.


Prof. Silvio Garattini, Direttore Istituto Mario Negri
Dott. Maurizio Bonati, Resposnabile Laboratorio per la Salute Materno-Infantile
Dott. Antonio Clavenna

Milano, 4 febbraio 2004

 

 
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