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Ossigenazione, chemochine e tumori


22/12/2003

Due studi indipendenti pubblicati sulle autorevoli riviste scientifiche Nature e Journal of Experimental Medicine gettano nuova e inaspettata luce sul rapporto esistente fra ossigenazione e tumori.

Lo studio italiano è stato coordinato dal Dr. Antonio Sica del gruppo del Prof. Alberto Mantovani e condotto presso l'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, con la collaborazione dell'Università degli Studi di Milano e del National Cancer Institute negli USA e con il sostegno dell'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro.

I ricercatori hanno scoperto che la mancanza di ossigeno (ipossia) aumenta i livelli di un recettore per chemochine chiamato CXCR4. Questo recettore è anche controllato da un gene detto VHL (Von Hippel Lindau) che è alterato in alcuni tumori umani e che interagendo con un altro prodotto genico, il fattore trascrizionale HIF-1 (Hypoxia Inducible Factor-1), agisce da sensore dei livelli di ossigeno

In carenza di ossigeno il gene CXCR4 viene attivato da HIF-1. I livelli aumentati di questo recettore consentono alle cellule cancerogene di sopravvivere in presenza di basse tensioni di ossigeno e in queste condizioni "difficili" di dare origine a metastasi.

L'induzione di CXCR4 in ipossia, oltre che nelle cellule cancerogene, è stata confermata anche in altri tipi cellulari: cellule dei vasi sanguigni e macrofagi, che svolgono un ruolo importante nella crescita tumorale e nella patogenesi di altre malattie umane associate a carenza di ossigeno, quali l'artrite reumatoide e le ischemie. La scoperta identifica nuovi bersagli per lo sviluppo di terapie innovative, per la cura di queste malattie.


Milano, 22 dicembre 2003

IB/76
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Per informazioni rivolgersi a:
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Via Eritrea 62 - 20157 Milano
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e-mail: ufficiostampa@marionegri.it

 

 
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Ultimo aggiornamento: 8 febbraio 2012 16.58.36 CET