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Profumo di champagne. Perchè lo sentiamo?
Corriere della sera
2/2/2010
Quello che succede nel bicchiere di champagne e sulla cresta delle onde sul piano chimico sono
la stessa cosa: gas intrappolati nell’acqua che trasportano in superficie le
sostanze disciolte nel vino o nel mare.
Nello champagne c’è acqua, alcol e anidride carbonica, ben 5 litri in una sola bottiglia da
750 millilitri capaci di formare un numero enorme di bollicine, 10 elevato all’ottava. E ci
sono migliaia di sostanze chimiche incluse sostanze antiossidanti, capaci perfino di abbassare la
pressione e proteggere forse dalle malattie del cuore. E’ l’anidride carbonica disciolta nel
vino che dà origine alle bollicine, appena si stappa la bottiglia. E c’è chi si è preso la briga di
studiare come si passa dalle bollicine al profumo che ti entra nel naso. Scienziati francesi
e tedeschi le goccioline dello champagne le hanno fotografate. Ci sono volute macchine fotografiche
velocissime e hanno avuto bisogno anche di tecniche di tomografia laser. Così hanno visto come si
muovono le bollicine dentro al bicchiere di champagne e come arrivano in superficie. Hanno
capito che si trascinano dietro sostanze "surfattanti” e poi le hanno seguite quando
scoppiano e formano le microscopiche goccioline. Fatto questo hanno deciso di catturare le
sostanze chimiche che ci sono nelle goccioline. Per farlo si sono serviti di un moderno
spettrometro di massa a elevatissima risoluzione. Nell’invisibile spray ci sono sostanze dai nomi
astrusi come acido miristoleico o beta damascenone, o picrocrocina - la sostanza che dà
sapore allo zafferano - e sono più concentrate che nel corpo del vino stesso. Sono loro che danno
origine all’aroma e l’aerosol le veicola al naso degli intenditori. In ciascuna coppa di champagne
le bollicine sono l’ascensore di un continuo vai e vieni di profumi scrivono
Lieger-Belair e i suoi colleghi dell’Università della Borgogna su Proceedings of National Academy
of Sciences che minuto per minuto priva il vino degli aromi per diffonderli nell’ambiente.
Questi fenomeni i ricercatori francesi li hanno studiati nello champagne e si capisce, lavorano
tutti all’Istituto delle vigne e del vino dell’Università della Borgnogna di Digione. Avrebbero
potuto farlo con le goccioline che si liberano sulla superficie della schiuma delle onde del mare.
Adesso grazie allo champagne sappiamo anche com’è che in riva al mare si sente l’odore di
salsedine che dal naso arriva fino al cervello, mentre l’aerosol va nei polmoni e pare aiuti gli
anziani e chi soffre di malattie da raffreddamento a star meglio.
Giuseppe Remuzzi
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