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Pillola RU 486, un errore tenere le donne in ospedale
Corriere della sera
11 marzo 2010
“In Lombardia chi utilizzerà la pillola abortiva RU486 dovrà rimanere in Ospedale fino a che
l'interruzione di gravidanza non sarà completata” (Corriere 11 dicembre 2009). Perché? Non si
capisce. Lo si potrebbe fare in regime di Day-Hospital, poi le donne potrebbero essere dimesse e
tornare in Ospedale se ci fossero complicazioni. “Ma così si violerebbe la legge 194” dicono in
Regione. E' vero? Vediamo: la legge 194 dice che “l'interruzione di gravidanza è praticata da un
medico del servizio ostetrico-ginecologico presso un Ospedale generale, il quale verifica anche
l'inesistenza di controindicazioni sanitarie. Gli interventi possono essere altresì praticati
presso gli ospedali pubblici e case di cura autorizzate dalla regione” e che esistono
condizioni che “costituiscono titolo per ottenere in via d'urgenza l'intervento e, se
necessario, il ricovero”. Ed è una legge del '78, dieci anni prima che la Francia
autorizzasse per la prima volta l'utilizzo di RU486.
Da noi sarà il Comitato Etico della Mangiagalli, che si è riunito in questi giorni per
la prima volta, a stabilire come si dovrà fare in pratica. Chi è favorevole
all'Ospedale sostiene che la pillola abortiva può avere effetti negativi. E'
vero. RU486 può avere effetti negativi, può esserci sanguinamento e in casi rarissimi
si può anche morire, proprio come succede con l'intervento chirurgico. Anche qui si può
sanguinare ed eccezionalmente si può morire (come in casi eccezionali si muore di aborto spontaneo
e di parto). E' giusto tenere in Ospedale centinaia di migliaia di donne perché una potrebbe avere
complicazioni? Invece si dovrebbe dare alle donne tutte le raccomandazioni necessarie
perché al minimo segno di allarme possano arrivare subito in Ospedale. E' quello che
succede in tutto il mondo, in Francia, Gran Bretagna dove la pillola si usa dal 1988 e dal '91, in
Svezia e in Cina dove si usa dal '92, in tanti altri paesi d'Europa dove si usa dal '98, in
Norvegia, Russia, Ucraina e Stati Uniti dove si usa dal 2000. L'RU486 finora è stata
somministrata a milioni di donne, abbastanza per dire che le complicazioni sono rarissime,
probabilmente sovrapponibili a quello che succede con l'aborto chirurgico che però vuol dire
camera operatoria, anestesia e molto maggiore impegno delle strutture sanitarie. Confronti
diretti tra il farmaco e la chirurgia non ce ne sono e così non ci sono certezze sul fatto che i
rischi possano essere diversi. Si dovrebbe sperimentare, che è poi l'unico modo per mettere fine
alle polemiche sul fatto che un metodo abbia più o meno rischi di un altro.
La verità è che chiedendo il ricovero in Ospedale si vuole evitare che
RU486 diventi un modo facile per abortire e che lo si possa fare a casa. La
posizione della Chiesa sull'aborto è chiara e assolutamente coerente, ma non deve
condizionare decisioni istituzionali su quando e come registrare i farmaci, come somministrarli,
quali precauzioni prendere e se lo si debba fare in regime di ricovero o no.
Giuseppe Remuzzi
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