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Corriere della Sera


11/12/2003

Ma davvero un malato su due negli ospedali della Lombardia viene dimesso quando ancora ha bisogno di cure? Difficile dirlo, ma è sicuro che il sistema di pagamento basato sui DRG - a ciascuna malattia corrisponde una diagnosi e una tariffa - è un forte incentivo ai ricoveri brevi: più breve è il ricovero più l'ospedale ci guadagna.

E così il tribunale dei  malati sta preparando una campagna contro le dimissioni facili. Ma la mobilitazione servirà a poco, anche perché quello dei ricoveri brevi è un aspetto, neanche il più importante, di un problema più complesso. L'aver introdotto il rimborso a prestazioni -DRG appunto- ha contribuito a formare una generazione di medici attenti agli aspetti “ d'impresa” del loro lavoro. Ed è stato certamente un bene.

Prima, quando si pagava “a piè di lista” c'era poca attenzione alle giornate di degenza, che costano moltissimo, e nemmeno ci si curava delle spese (farmaci ed esami diagnostici). Lo Stato, i conti li pagava comunque. Adesso però sta succedendo esattamente il contrario. La caccia al DRG più remunerativo porta, certe volte, a esagerare la gravità della malattia. E così la regione ha introdotto sanzioni amministrative.

Di più, impone tetti di spesa che oltre a rendere impossibile qualsiasi progetto di un certo respiro (anche a chi avrebbe le migliori intenzioni di adeguarsi al sistema) contraddice il principio dei DRG. Ma non c'è verso di sfuggire ai tetti, per nessuno. E allora si attirano pazienti da fuori regione. Così il rimborso lo si ha per intero, senza decurtazioni. Paga la regione di provenienza. Tanti più ammalati da fuori, tanti più rimborsi, tante meno spese per la Lombardia.

Esasperando il sistema si potrebbe anche arrivare a pareggiare i conti. Tutto bene allora? No. Perché in questo modo gli ammalati, per esempio di Roma e di Lecce, potrebbero persino venire prima degli ammalati di Milano (ma non era la Lombardia che voleva ridurre ad ogni costo le liste d'attesa?). E poi dal momento che i soldi vengono comunque sempre da Tremonti se vogliamo usare bene le risorse che ci sono (e che sono poche) è bene che i ricoveri da fuori regione siano solo quelli davvero necessari, per malattie per cui davvero a Milano, Pavia o Bergamo si fanno cose che non si possono fare a Bologna, Roma o Napoli.

Ma allora perché non provare a cambiare le regole? Il DRG andrebbe abolito e sostituito con un budget complessivo di ospedale che corrisponda alle reali necessità di quel territorio: potrebbe diventare uno strumento formidabile per orientare le varie strutture di una certa provincia, pubbliche e private, a collaborare anziché a competere. Fatto questo, sarà più facile spiegare al pubblico che bisogna chiudere i piccoli ospedali, (a condizione però che si dia a quelli grandi quello di cui hanno bisogno per lavorare). Servirà agli ammalati, e servirà anche alle strutture private. C'è qualcuno che pensa che in medicina il pubblico sprechi e il privato porti efficienza e buone cure, sempre. Non è detto.

Cure private e assicurazioni sono alla base del sistema medico degli Stati Uniti, ma da loro non va tutto così bene. Lo dice un documento firmato da 8000 dottori (è stato pubblicato qualche settimana fa sul Journal of American Medical Association). È pieno di insegnamenti, frutto di 90 anni di esperienza, di cui far tesoro. Potrebbe valere la pena di aprire un dibattito.


Giuseppe Remuzzi

 

 
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Ultimo aggiornamento: 21 maggio 2012 20.31.24 CEST