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Il Sole 24 Ore, suppl. Sanita


25/3/2003

Il fine primo di ogni politica regolatoria sui farmaci dovrebbe essere la salvaguardia della salute pubblica. Gli interessi dell'industria farmaceutica, cioè, non dovrebbero compromettere gli obiettivi di salute pubblica. E tuttavia le cose non stanno sempre in questo modo. La Commissione Europea e il Parlamento Europeo stanno da qualche mese sottoponendo a revisione la legislazione dei farmaci nella Comunità Europea. L'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano si sta attivando da mesi per portare l'attenzione degli addetti ai lavori e del pubblico su alcune questioni fondamentali, che vengono ribadite nella lettera allegata, indirizzata al Direttorato della Commissione Europea responsabile della nuova proposta di legge.

La proposta della Commissione, infatti, pone particolare attenzione agli interessi delle imprese, con valutazioni sull'impatto economico e finanziario della nuova legislazione. Nessun accento invece si presta agli effetti di questa legislazione sulla salute pubblica. Ad esempio, l'EMEA (l'organismo europeo per la valutazione dei farmaci) dipende dal Direttorato Generale delle Imprese e non da quello della Sanità, come sarebbe invece naturale. In quest'ottica, sembra proprio che si dia la precedenza a considerazioni di interesse industriale sulla produzione e sul mercato dei farmaci piuttosto che a considerazioni di salute pubblica.

Anche il quadro dei finanziamenti dell'EMEA desta qualche preoccupazione, in quanto solo in piccola parte questi provengono dalla Commissione Europea (attraverso un fondo comunitario) mentre in gran parte provengono dalle stesse industrie farmaceutiche, che richiedono all'EMEA una valutazione dei loro farmaci. Si può facilmente immaginare quanto questa situazione limiti la libertà di movimento dei membri dell'EMEA.

Un altro tema su cui si vuole richiamare l'attenzione della Commissione è il tentativo dell'industria farmaceutica di opporsi all'introduzione di requisiti regolatori più severi per l'approvazione di nuovi farmaci e per la loro immissione sul mercato. Si dovrebbe invece introdurre un nuovo criterio di giudizio, che non si riferisca solo all'efficacia e sicurezza intrinseche di un nuovo farmaco, ma al suo valore aggiunto. Un'ampia scelta di farmaci è infatti già disponibile a medici e pazienti per la cura della maggior parte delle patologie. Prima di introdurre sul mercato nuovi farmaci, quindi, è necessario sapere come sono questi rispetto a quelli già esistenti. Si propone quindi il ricorso a studi comparativi, al fine di comprendere la reale utilità di un nuovo farmaco, per capire cioè se è davvero migliore di quelli già esistenti, oppure se è equivalente o addirittura peggiore.

Mentre è comprensibile che l'industria farmaceutica si muova quasi esclusivamente spinta da interessi commerciali, ci si aspetterebbe che la legislazione tendesse a proteggere il più possibile l'interesse dei pazienti. Anche se risponde a esigenze di guadagno da parte dell'industria, un nuovo farmaco con effetti collaterali pericolosi non va immesso sul mercato e non deve essere promosso come efficace. Non vi è necessità di immettere sul mercato un nuovo farmaco che, oltre a non essere più efficace di quelli già in commercio, costa anche più di questi. E' quindi indispensabile che il principale organismo europeo per la valutazione dei farmaci, l'EMEA, sia indipendente e libero di muoversi nei modi più efficaci a tutelare gli interessi dei pazienti e la loro sicurezza.

Preghiamo tutti coloro che ricevono questa missiva di darne pubblicazione o risonanza, nei modi che ritengono più opportuni, o comunque, se sono interessati a questa importante questione, di apporre la loro firma inviando un messaggio di posta elettronica all'indirizzo pharmapolicy@marionegri.it

La difesa della salute pubblica è nell'interesse di tutti, mentre gli interessi industriali riguardano solo pochi.

 

 
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Ultimo aggiornamento: 21 maggio 2012 20.31.51 CEST