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Come mai si riesce a tenere sotto controllo la SARS ma non l'AIDS

Da Oggi


9/7/2003

La domanda è molto puntuale ed acuta, mentre la risposta non può che essere articolata, essendo complesso il problema.  Intanto dobbiamo dire che non siamo sicuri che l'epidemia cinese della SARS sia sotto controllo: lo potremo sapere solo fra un anno, quando avremo passato un altro inverno. La SARS è una malattia infettiva relativamente recente, mentre all'AIDS ci siamo abituati; per la SARS esiste ancora  allarme nei mass-media, mentre dell'AIDS si parla solo se qualcuno annuncia la scoperta di un vaccino, che è promesso da ormai quasi venti anni.

È bene comunque che si parli di AIDS, perché i grandi progressi realizzati hanno determinato una forte diminuzione della sintomatologia ed una altrettanto importante diminuzione della mortalità.  Ma non si è ancora riusciti a diminuire l'infettività. I nuovi farmaci antivirali tengono sotto controllo la malattia, mentre una maggiore consapevolezza delle infezioni opportunistiche (ad esempio tubercolosi e tante altre infezioni batteriche, fungine e virali) dovute alle ridotte difese immunitarie, permette di intervenire rapidamente con opportuni farmaci antiinfettivi.

Questi progressi, ampiamente propagandati, hanno di fatto diminuito considerevolmente l'attenzione nei rapporti sessuali. Soprattutto i giovani utilizzano solo in una piccolissima percentuale di casi il preservativo, favorendo in questo modo il propagarsi dell'infezione. Non solo, il ricorso ai tests di sieroposibitivà in caso di dubbio è molto diminuito, e così negli Ospedali, molti più pazienti arrivano già in gravi condizioni, perché non avevano pensato che … esistesse ancora l'AIDS. Anche l'informazione sulla malattia dovrebbe essere ripresa con la stessa intensità degli anni passati. Il Ministero delle Salute, le Regioni, le Associazioni scientifiche e le Organizzazioni che raccolgono fondi non devono dimenticare che i migliori risultati si ottengono attraverso la prevenzione. Si ha l'impressione che anche nelle scuole sia diminuita l'attenzione al problema, mentre non bisogna abbassare la guardia.

Infine non dimentichiamo che la popolazione non è 'ferma', ma si muove, viaggia, incontra altre realtà. Non possiamo pensare di vivere in una zona protetta; ciò richiede di non ignorare quella parte del globo in cui l'infezione sta aumentando senza che si faccia nulla per arrestarla. Sono popolazioni povere che non hanno mezzi per pagare i farmaci contro l'AIDS.

Così a causa dell'egoismo delle nostre società opulente e delle multinazionali farmaceutiche, milioni di persone non possono curarsi, muoiono, e continuano a diffondere l'infezione.  L'ottimismo che aveva accompagnato negli anni scorsi gli addetti ai lavori va ridimensionato.  Se vogliamo fare vera prevenzione, in attesa del vaccino, usiamo il preservativo.

 


Silvio Garattini

9 luglio 2003

 

 
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