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Donare e rivivere
Corriere della Sera
21/08/2003
Nicolò, 6 anni fra pochi giorni, ucciso anche lui per la strada (come Nicholas Green, 7 anni).Anche
oggi come allora i genitori hanno permesso che cuore, fegato e reni fossero utilizzati per il
trapianto. Da oggi “gli organi di Nicolò faranno rivivere altri bambini”.
È esattamente così. Come a Tel Aviv l'anno scorso, il rene di un ragazzo di 17 anni ha
ridato la vita a una bambina palestinese (7 anni anche lei).In Italia ci sono almeno diecimila
ammalati che per continuare a vivere hanno bisogno di un trapianto. Tanti sono bambini, anche molto
piccoli. Bambini che nascono con malformazioni delle vene o delle arterie del cuore o senza le vie
biliari.
Fino a qualche anno fa tutti questi bambini morivano, Adesso tornano a vivere,
crescono, vanno a scuola proprio come i bambini normali. Se vogliono avranno una famiglia e dei
figli. Da qualche anno per il fegato non c'è nemmeno bisogno di trapiantarlo intero. Si può
dividere: servirà per un bambino, certo, ma con lo stesso fegato si guarirà anche un adulto. C'è il
rigetto, ma con i farmaci di oggi fa meno paura, e fra qualche anno, se tutto va bene, l'organismo
del ricevente saprà riconoscere gli organi trapiantati come se fossero propri. Allora il
trapianto sarà un'operazione come tutte le altre.
È un piccolo miracolo, uno dei tanti della medicina. In teoria. Sì, perché
ancora oggi in Italia solo uno su cinque degli ammalati in attesa di trapianto ci arriva davvero.
Tanti, troppi muoiono mentre aspettano, o vivono in dialisi (legati a una macchina per quattro ore
al giorno, per tre volte alla settimana, per tutte le settimane dell'anno). Per i bambini è una
pena, chi non ha mai visto un bambino in dialisi non se lo può nemmeno immaginare.
L'Italia è sempre stata l'ultimo dei paesi in Europa per numero di donatori. Da
qualche anno per fortuna non è più così. Oggi siamo più avanti di Inghilterra e Germania, ma
abbiamo sempre la metà dei donatori della Spagna e meno donatori di Austria, Belgio e
Portogallo, e il divario tra i tantissimi che aspettano e i pochi che al trapianto ci arrivano
davvero è ancora enorme.
E i dati più recenti preoccupano: quest'anno ci saranno persone più opposizioni(del
defunto o dei parenti) alla donazione dell'anno scorso. Sono dati preliminari che per adesso
esprimono una tendenza, ma che in certe regioni (Sicilia, Campania, Abruzzo per esempio) è
drammatica. Anche in Lombardia le opposizioni al trapianto quest'anno, sono più dell'anno scorso.
Il risultato è che almeno 100 ammalati nel 2002 e forse 180 nel 2003 -il dato preciso lo
avremo a dicembre- che avrebbero potuto continuare a vivere una vita normale sono morti (o
moriranno) o sono rimasti in dialisi. Perché? Per niente, a chi è morto gli organi comunque non
servono più. Lasciarli a chi ne ha bisogno per vivere sarà un dovere come vaccinare i bambini e
assistere gli anziani. La decisione della mamma di Nicolò è giusta “ perché Nicolò era un bambino
generoso e avrebbe voluto così”. Ma è molto di più: è una testimonianza, di cui l'Italia ha
bisogno. Grazie, signora Lorena.
Giuseppe Remuzzi
Giovedì 21 agosto 2003
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