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Corriere della Sera


27/6/2003

C'è l'estate: per gli Ospedali pubblici è un'insidia. (Quelli privati si organizzano, riducono l'attività, medici ed infermieri vanno in ferie – 'tanto non c'è il Pronto Soccorso' - e per gli ammalati gravi c'è l'Ospedale). Anche gli infermieri degli Ospedali vorrebbero andare in ferie d'estate. Ma sono in pochi e allora  bisogna ridurre l'attività.

Così negli Ospedali d'estate non c'è mai posto, le liste d'attesa si allungano, gli interventi chirurgici si rimandano e quelli che proprio non si possono rimandare si fanno come si può. L'estate invece fa contenti i Direttori Generali, è un'occasione per risparmiare. E poi, chissà, forse quei letti di meno, quei reparti mezzo chiusi, quelle attività accorpate, potrebbe rimanere così anche a settembre e se i medici non protestano, magari tutto l'anno. E un altro colpetto glielo si potrà dare la prossima estate.

Così gli Ospedali pubblici un po' alla volta si indeboliscono e c'è il rischio che un giorno nessuno saprà (o vorrà) più occuparsi di malattie gravi o gravissime (costa un'enormità e non rende). Ma il problema dei Direttori Generali - con poche lodevoli eccezioni e forse nemmeno per colpa loro - non è tanto quello degli ammalati e delle malattie ma quello di chiudere il bilancio in pari (se no li mandano a casa).

Un'idea ci sarebbe: che tutti i Direttori Generali della Lombardia si mettano d'accordo, e chiedano rispettosamente alla Regione di disubbidire agli ordini, solo per una volta, in nome degli ammalati. Niente ossessione per il bilancio, per quest'anno, lasciamogli spendere quello che gli serve.

Certo ad una condizione: che si impegnino nei propri Ospedali da qui al 31 dicembre a ridurre tutti gli sprechi, a chiudere non solo d'estate ma tutto l'anno reparti dove ancora oggi ci sono letti di degenza quando le stesse cose si potrebbero fare in day hospital, a utilizzare solo i farmaci che costano di meno, a non usare farmaci costosi o costosissimi se non ci sono studi convincenti a dimostrare che fanno bene oppure ad usarli sì, ma solo nell'ambito di progetti di ricerca (così il costo è sostenuto dall'industria che in questo modo ha il vantaggio di poter avere più informazioni e più in fretta sull'efficacia e la sicurezza di quello che va sul mercato).

E non basta. Ai Direttori Generali la Regione potrebbe chiedere di farsi parte diligente con i loro colleghi delle ASL e preparare un piano triennale di riordino dell'assistenza sanitaria ciascuno nella propria Provincia. Si dovrebbe partire dai bisogni dei cittadini di quella Provincia, vedere se gli Ospedali sono troppi o troppo pochi, vedere cosa può essere fatto nelle strutture private, eliminare i programmi ridondanti (pubblici o privati che siano).

Così si potrebbero stabilire le necessità economiche di ciascuna Provincia e creare un budget globale fondato invece che sulla competizione - che sta portando la Lombardia dalla salute alla bancarotta - sulla collaborazione (che non può prescindere dai medici di medicina generale) e abbia un obiettivo: fare con i soldi che ci sono, il meglio che si può per gli ammalati che hanno più bisogno, d'inverno certo, ma anche d'estate.

Questo è quello che si può fare in Italia dove per la Sanità c'è il 5.8 % del PIL. Ci si potrebbe chiedere se il 5.8 è sufficiente, e se no come fare ad avere dal Governo il 7% come succede in tanti Paesi d'Europa. Ma questa è un'altra storia.

 

Giuseppe Remuzzi

Venerdi 27 giugno 2003

 

 
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