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Il premio iniquo

Il Sole 24 Ore


6/3/2003

Ancora una volta i titoli dei giornali  parlano di farmaci in modo scandalistico e ciò non può che turbare opinione pubblica che viene sottoposta ad una continua doccia scozzese. Da un lato ogni giorno sembra che vi sia una nuova mirabolante scoperta che permetterà inevitabilmente di sconfiggere tumori ed altre terribili malattie e d'altro lato con altrettanta frequenza si leggono truffe di vario tipo a carico della prescrizione e della distribuzione dei farmaci.

L'ultima notizia di questi giorni che forse rappresenta solo la punta di un iceberg è una forma di corruzione diffusa che riguarderebbe migliaia di medici. Questi medici in cambio  di regali e viaggi aumenterebbero le prescrizioni di determinati farmaci. È inutile nascondersi dietro un dito, la pratica di 'remunerare' in vari modi chi aiuta la diffusione di un farmaco è abbastanza comune. In molti casi si tratta di piccoli favori non degni di nota, ma in altri casi si tratta di vera e propria corruzione. Sono più importanti i regali agli opinion leader (clinici, universitari ed ospedalieri) e un po' meno quelli assegnati ai medici sul territorio che molto spesso devono tuttavia prescrivere ciò che viene ordinato dagli specialisti

Il 'regalo' più frequente è il viaggio ad un congresso scientifico, generalmente in località esotiche o in luoghi ameni. Il viaggio è una scusa per offrire altri tipi di ospitalità ed altri amusement perché ai congressi internazionali si vedono pochi medici nelle sale di riunione rispetto al numero di iscritti.

Come mai succede tutto ciò? È spontaneo pensare che se un paziente ha bisogno di un farmaco il medico lo prescrive perché ciò è necessario ; fra le varie possibilità sceglie ovviamente il farmaco che meglio si adatta ai suoi fini terapeutici. Perché deve avere un premio per questa sua prescrizione visto che è già pagato per fare la prescrizione? Per rispondere alla domanda bisogna partire un po' da lontano.

Oggi la spesa farmaceutica, in qualsiasi sistema sanitario, rappresenta quasi il 20% della spesa totale. L'imponente sviluppo del mercato ha prodotto anche importanti strutture organizzative mirate a far conoscere al medico l'esistenza e le caratteristiche dei singoli farmaci.

Una importante svolta si è verificata in questo senso intorno all'inizio degli anni ottanta, quando, gradualmente, si è passati, all'interno dell'industria farmaceutica, da una prevalenza della componente medica ad un dominio della componente marketing. Oggi in quasi tutte le industrie farmaceutiche, con le dovute eccezioni, le decisioni non vengono prese sulla base delle esigenze dei pazienti, ma sulla base delle prospettive di mercato. In altre parole, bisogna sfornare prodotti che hanno largo mercato e 'frenare' invece tutte quelle aree che, avendo un mercato limitato, non danno ritorni economici adeguati agli investimenti effettuati.

Le conseguenze di questo atteggiamento sono evidenti a chiunque conosca il settore : abbiamo pochi farmaci per le malattie rare che hanno una bassa frequenza – parliamo infatti di farmaci orfani – mentre esiste una grande abbondanza di farmaci che hanno indicazioni per malattie comuni. È nata così una  notevole competizione fra le varie industrie farmaceutiche per ottenere la prescrizione dei loro prodotti da parte dei medici. Esistono centinaia di preparazioni fra i farmaci anti-ipertensivi, anti-depressivi, ipo-colesterolemizzanti, che hanno strutture chimiche molto analoghe ed effetti terapeutici che si possono considerare equivalenti.

In qualsiasi mercato l'abbondanza di prodotti analoghi genera una competizione che si traduce in una diminuzione dei prezzi. Si attirano i clienti sul proprio prodotto, magnificandone i pregi e sottolineandone il prezzo ragionevole. Nel campo dei farmaci la concorrenza non si estrinseca in una diminuzione dei prezzi perché chi prescrive e chi 'consuma' non paga.

Chi paga è lo Stato che non ha mai avuto la forza di fare gare d'appalto per acquistare solo i farmaci che costano meno. Tutta la competizione è orientata perciò verso il medico. Come è possibile convincere il medico a prescrivere il proprio prodotto? Raramente sulla base di particolari vantaggi terapeutici, vista la frequente mancanza di dimostrazione in tal senso. Spesso, invece, anche le industrie farmaceutiche ricorrono a forme di promozione che tendono ad esaltare particolari insignificanti per quanto riguarda i benefici dei pazienti.

Nel nostro Paese  esiste una schiera di circa 25.000 informatori  farmaceutici che ogni giorno fanno visita al medico con il compito di proporre i loro farmaci. Nell'ambito 'riservato' di uno studio, è difficile che un informatore farmaceutico inviti il medico alla prudenza nell'impiego del farmaco proposto visto che lo stesso informatore è pagato sulla base dell'aumento delle vendite.

La pressione che si esercita sul medico è importante considerando che ogni anno il medico di medicina generale riceve ricra 300 visite di informatori farmaceutici. Che da questa pressione si passi anche ad offrire un ‘incentivo' al medico per ottenere qualche prescrizione in più, non può destare sorpresa. L'invito a partecipare a congressi cosiddetti scientifici in luoghi esotici o il 'dono' di strumenti di lavoro ai medici che abbondano nella prescrizione sono ormai conoscenza comune.

Bisogna in qualche modo risolvere questa situazione perché tutto ciò nuoce al Servizio Sanitario Nazionale, ma soprattutto genera sfiducia fra i pazienti che si chiedono se la prescrizione che ricevono serva a loro o non piuttosto all'industria. Anche le industrie dovrebbero avere interesse a mantenere quel ruolo di prestigio che cerca di mediare il profitto con gli interessi della salute pubblica.

È chiaro che non si può chiedere ad una singola industria di cambiare politica, perché ne avrebbe solo i danni. Occorre perciò che esista una presa di coscienza comune. Non esistono altre vie che diminuire la pressione della promozione attraverso l'impegno a non superare una certa percentuale del fatturato. Decurtare del 10% le spese di 'informazione' tagliando soprattutto i 'regali' ed utilizzare i risparmi per diminuire il prezzo dei farmaci ed aumentare le spese per la ricerca che in questo periodo langue.

L'industria non può continuare  ad impostare le sue strategie pensando di aumentare ogni anno la spesa del Servizio Sanitario Nazionale soprattutto in periodi di relativa stagnazione economica e di scarsa innovazione. Deve imparare a competere nel prezzo anzicché gonfiare le prescrizioni attraverso medici compiacenti.

Lo Stato per contro dovrebbe essere un  po' più coraggioso favorendo la informazione indipendente ed istituendo gare d'appalto per tutti quei prodotti equivalenti per le stesse indicazioni . In molti campi bastano pochi prodotti che aumentando il mercato possono diminuire  considerevolmente il prezzo.

Infine non bisogna generalizzare sulla corruzione del mondo dei farmaci, ma è importante mettere dei paletti per evitare che i pochi 'corrotti' gettino discredito sulla maggioranza degli onesti

 

Silvio Garattini


Milano, 6 Marzo 2003

 

 
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